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venerdì 15 gennaio 2010

I: ISM-Italia Comunicato stampa 2010/01/15/01 - A Gaza con il Viva Palestina Convoy (st0102040506070809161819)



--- Ven 15/1/10, newsletter ism italia <newsletter@ism-italia.it> ha scritto:

Da: newsletter ism italia <newsletter@ism-italia.it>
Oggetto: ISM-Italia Comunicato stampa 2010/01/15/01 - A Gaza con il Viva Palestina Convoy (st0102040506070809161819)
A: newsletter@ism-italia.it
Data: Venerdì 15 gennaio 2010, 15:30

ISM-Italia Comunicato stampa 2010/01/15/01 - A Gaza  con il Viva Palestina Convoy

 

3rd International convoy departed on December 6th 2009 and arrived in Gaza January 6th 2010

MISSION ACCOMPLISHED!

One month, thousands of miles, ten countries, one ship and a four flights later, Viva Palestina has entered the besieged Gaza Strip (da www.vivapalestina.org).

 

Questo comunicato stampa è una breve sintesi delle vicende del "Convoy to Gaza" inglese.

Ci riserviamo di dare un seguito con una analisi politica più approfondita.

Quello che va sottolineato e ribadito è che il successo del Convoy to Gaza è dovuto alla determinazione politica di tutti/e i partecipanti.

Nessuno tra gli organizzatori e tra i partecipanti ha mai messo in dubbio l'obiettivo del convoglio: entrare a Gaza. Questa determinazione ha permesso al convoglio di superare tutte le difficoltà frapposte dal governo egiziano in combutta con quello israeliano.

 

Abbiamo partecipato, unici italiani, al Viva Palestina Convoy, organizzato da Viva Palestina (VP) (www.vivapalestina.org) e animato dal deputato britannico George Galloway. Il convoglio, partito da Londra il 6 dicembre 2009, ha   attraversato Belgio, Germania, Austria, Italia, Grecia, Turchia, Siria, Giordania ed Egitto ed è arrivato, dopo infinite difficoltà, a Gaza la sera del 6 gennaio 2010.

Per quanti/e sono partiti/e da Londra l'odissea è durata un mese! Al convoglio formato in partenza da 350 attivisti/e britannici (molti delle comunità musulmane inglesi) da una delegazione della Malesia, e da 150 automezzi e ambulanze, si sono successivamente uniti un gruppo belga, una forte delegazione turca di circa 90 persone e 60 automezzi e ambulanze e circa 60 giovani di Viva Palesatine US. In totale circa 500 persone e circa 200 automezzi.

Come ISM-Italia, avevamo consegnato in Italia al convoglio, 10.000 euro di medicinali, forniti  dalla Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte. Abbiamo raggiunto il convoglio a Damasco il 21 dicembre e proseguito per la Giordania , con una straordinaria accoglienza della popolazione nei piccoli paesi attraversati, nelle città, con momenti di incontro con le comunità musulmane locali (ad Amman hanno raggiunto il convoglio anche tre rabbini del gruppo Naturei Karta), con il dono di cibo, acqua e dolci. A Damasco siamo stati ospitati a cura del governo siriano in un moderno complesso turistico alla periferia della città, sia il 21 dic, sia quando siamo passati di nuovo per raggiungere il porto di Lattakia. Ad Aqaba, bloccati dal rifiuto dell'Egitto di poter proseguire nel Sinai, per raggiungere Gaza, ormai a meno di 200 km , il 27 dicembre giorno dell'inizio dell'attacco israeliano del 2008, alcuni alberghi hanno messo a disposizione gratuitamente le loro stanze e offerto cibo a tutti. L'Egitto, malgrado gli accordi precedentemente sottoscritti con Viva Palestina ha posto tre condizioni:

  • di arrivare al porto di El Arish
  • di accettare il permesso di ingresso a Gaza da parte israeliana
  • di consegnare i materiali all'UNRWA

Queste due ultime condizioni sono state respinte dal convoglio.

Siamo stati comunque costretti a tornare in Siria sino al porto di Lattakia con un ulteriore viaggio di circa 800 km .  Qui, dopo lunghe trattative della delegazione di VP, del  governo siriano e turco con quello egiziano, tutti i mezzi sono stati fatti salire su una nave turca e le persone divise in 4 gruppi trasferite con voli charter all'aeroporto di El Arish.

Da quel momento infiniti ostacoli e continui nuovi raggiri sono stati posti dalle autorità egiziane: attese lunghissime all'aeroporto di El Arish per la verifica dei documenti, per alcuni gruppi oltre le sei ore, per altri una notte intera senza cibo e acqua, portati poi dalla croce rossa egiziana, senza sufficienti bagni, con l'appello finale per restituire i passaporti, gridati, i nomi, con voci rauche che ricordavano il Raus nazista, sino alla 'detenzione' nel compound del porto e all'attacco pianificato da parte della polizia egiziana a sera inoltrata.

La  polizia egiziana, giunta in forze (circa 2000 poliziotti) e in assetto antisommossa, con decine di furgoni (della Iveco) nella tarda serata del 5 gennaio, ha iniziato a provocare chi manifestava per la chiusura dei cancelli e per il rifiuto egiziano di far entrare a Gaza alcuni veicoli. Hanno iniziato a lanciare sacchi di sabbia e pietre e  successivamente a picchiare e arrestare chiunque fosse sotto tiro. Personalmente siamo stati testimoni dell'arrivo successivo, verso mezzanotte, di circa 200 giovanissimi poliziotti egiziani senza uniforme ma con sacchi di grosse pietre. Il bilancio, il giorno successivo, è stato di 55 feriti e 7 arrestati (fra cui due giovani attivisti del gruppo US Viva Palestina, con cui avevamo condiviso il lungo viaggio e che erano stati con noi poco prima).

E che oltre 500 attivisti filopalestinesi siano stati attaccati con pietre, l'arma della prima intifada palestinese, da la misura del grottesco con il quale si è mossa la polizia egiziana.

Nella tarda mattinata del 6, George Galloway, dopo lunghe e stressanti mediazioni, ha annunciato la liberazione degli arrestati e l'entrata nella striscia di Gaza per tutto il Convoy, tranne 59 veicoli alcuni dei quali con grosse apparecchiature e generatori, che Israele pretendeva passassero per Kerem Shalom. La delegazione turca ha spiegato poi che saranno destinati ai campi profughi palestinesi in Siria e Libano.

L'uscita dal compound e l'arrivo a Rafah hanno occupato tutto il pomeriggio e parte della notte tra il 6 e 7 gennaio. L'entrata nella Striscia di Gaza, con gruppi di palestinesi che offrivano garofani a tutti gli attivisti e attiviste nei veicoli ha ripagato tutti delle fatiche e delle lunghe attese. Uno dei ragazzi del nostro autobus, del US Viva Palestina, picchiato e con la testa fasciata, al suo arrivo ha detto di voler tenere il suo sangue sulla maglietta, come simbolo del sangue di tutti i palestinesi.

Secondo il Palestinian Center for Human Rights a Gaza sono entrate 482 persone e 130 veicoli del convoglio.

Il giorno 7 ci sono state le grandi manifestazioni di consegna dei veicoli e degli aiuti (medicinali innanzitutto, protesi, pacchi di materiale scolastico ecc.), l'incontro con le autorità del governo di Hamas, con un lungo discorso di ringraziamento del premier Haniyeh, che è il primo ministro legittimo dell'ANP e non semplicemente il primo ministro de facto a Gaza, ma anche con molti ragazzi e ragazze, con donne che volevano conoscere personalmente chi era riuscito ad arrivare sino a loro. "Da dove vieni, come ti chiami, perché sei venuto a Gaza?" erano le domande più frequenti durante tutto il giorno. "Vieni a casa mia, ti invito, stai con la mia famiglia". Era rilevabile, specie fra i più giovani l'ansia di parlare con "chi sta  nel mondo di fuori", un'ansia, talora aggressiva nei giovani uomini, che tradiva il trauma subito non solo nel gennaio 2009, ma negli anni passati, trauma che la popolazione continua a subire, per la chiusura delle comunicazioni con l'esterno e per la paura di un'altra aggressione, "The Second Gaza War", di cui molti parlano e che già si legge nei giornali israeliani.

 

All'uscita il giorno dopo (poiché ci erano state "concesse" dal governo egiziano solo 48 ore di permanenza nella Striscia), si aspetta l'apertura del valico per circa 8 ore (ormai è chiaro che gli egiziani non vogliono mostrare la presenza del convoglio agli abitanti del Sinai, perciò si viaggia sempre di notte). Alle 18,30 si aprono i cancelli e si entra in territorio egiziano. Chiusi fra i muri di cemento costruiti da israeliani ed egiziani, pensiamo a come ci si può sentire quando si vive in queste condizioni da anni. Alcuni palestinesi presenti ci informano che nella notte sono state colpite e distrutte case vicino a Khan Younis e uccisi 3 civili, compresa una bambina di pochi mesi. Terminate le procedure, ci fanno entrare negli autobus, contati più volte dai poliziotti; gli autobus vengono chiusi e, scortati da decine di furgoni di polizia, si parte per una lunga notte. Siamo in stato di arresto per essere deportati dall'aeroporto del Cairo come persone non grate. Alcuni autobus si rompono e si fermano nella nebbia e nel freddo del deserto. Si  cambia autobus sotto un controllo duro con decine di poliziotti intorno. Spesso non permettono che donne e uomini possano scendere per le loro 'esigenze primarie'. Lo permettono solo quando si urla. Così 'deportati' (se con noi 'normali' attivisti è questo il trattamento, possiamo immaginare come trattano i migranti clandestini e i palestinesi), si arriva all'aeroporto del Cairo, dove si aspetta ancora. E' certamente una "punizione collettiva",  a cui ormai vengono addestrati anche i poliziotti egiziani.  Ci tolgono i passaporti. Senza cibo e con scarse toilette. Molti non hanno più il biglietto, alcuni, specie fra i giovani, non possono pagarsene un altro e non possono quindi essere portati nei terminal. Perciò aspettano in 'detenzione' in attesa dell'intervento della relativa ambasciata. Via via che ciascuno/a riesce ad avere un volo assicurato, pagando un altro volo, viene portato al gate, dove la polizia ti fa il check-in e praticamente ti spedisce sin dentro l'aereo. Noi  riusciamo ad avere un volo a metà pomeriggio del sabato 9 gennaio, altri meno fortunati rimarranno ancora una notte e ripartiranno domenica, sempre in stato di detenzione.

 

Certo ora è importante fare, insieme a tutti i gruppi di internazionali che hanno fatto queste esperienze, una riflessione politica lucida sulla situazione attuale e sulle strategie nuove da adottare.

 

L'esperienza che abbiamo avuto partecipando al Convoy è stata in ogni caso, molto positiva. Abbiamo incontrato decine di attivisti/e giovani e meno giovani, di culture e religioni diverse, vivaci, entusiasti, pronti ad ogni faticoso cambiamento di programma, ma decisi nell'essere uniti per arrivare a Gaza.. Persone che hanno lavorato molto nei mesi  precedenti a livello di comunità e territorio per organizzare il convoglio.

E' stato anche molto importante l'aver attraversato paesi diversi e aver costruito insieme partecipazione e accoglienza nelle comunità, in particolare quelle musulmane, e ampliato l'informazione per far crescere un senso comune di solidarietà con tutto il popolo palestinese e in particolare con quello della striscia di Gaza, dove, non va dimenticato, è in corso un genocidio.

 

Diana Carminati e Alfredo Tradardi

ISM-Italia

Torino, 15 gennaio 2010

 

Si prega chi voglia pubblicare questo comunicato su un sito o distribuirlo alle proprie mailing list di farlo nella sua interezza secondo le regole del copyleft.

ISM- Italia

info@ism-italia.it

http://sites.google.com/site/italyism/

www.frammenti.it

 

"Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l'umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d'epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l'opportunismo."

 

ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell'ISM.

L'International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all'occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell'azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l'obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione.

 

TUTELA DELLA PRIVACY

Ai sensi della Legge 675/1996, La informiamo che il Suo indirizzo è stato reperito attraverso e-mail da noi ricevuta o da fonti di pubblico dominio.. Siamo coscienti che e-mail indesiderate sono oggetto di disturbo, quindi La preghiamo di accettare le nostre più sincere scuse se la presente non è di Suo interesse. Tutti i destinatari della e-mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Qualora non intendesse più ricevere comunicazioni, La preghiamo di inviare una e-mail utilizzando il comando rispondi mantenendo inalterato l'oggetto e inserendo nel testo la parola CANCELLA precisando l'indirizzo che sarà quindi immediatamente rimosso dalla mailing list. Abbiamo cura di evitare fastidiosi invii multipli, laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo.

 


R: Libere opinioni///Razza,mutui subprime e crisi economica negli USA

QUANTO QUI SOTTO SCRITTO, DA LEGGERE CON LA MASSIMA ATTENZIONE, CONFERMA ALCUNE TESI DEL PASSATO, CHE SEMBRAVANO CADUTE NEL VUOTO:
1) IMPORTANZA DELL' ASPETTO <RAZZA> NELLA COMPRENSIONE DEI PROCESSI STORICI.
2) COMPONENTE RAZZIALE NEL PROCESSO DI DECADENZA.
3)COMPONENTE RAZZIALE, NELL'OTTICA DI UN PROCESSO DI ACCULTURAMENTO ACCELERATO, PROPRIO DELLE SCUOLOE E DELLE UNIVERSITà STATUNITENSI, DENUNCIATO DA TEMPO DA SCRITTORI SERI, MA IGNORATO DALLA CLASSE DIRIGENTE FINANZIARIA CHE NELL'IGNORANZA DELLE MASSE PENSAVA DI FONDARE LA SUA DITTATURA TOTALITARIA
4) INSIGNIFICANZA DELL' ACQUISIZIONE DI ABITAZIONI ABBANDONATE DA MUTUATARI INCAPACI DI PAGARE I MUTUI, COM'ERA NEI PROGETTI DI QUESTI SIGNORI. INFATTI, IL CROLLO DEL VALORE DELLE CASE ABBANDONATE NON  SODDISFA LA SETE DI POTERE DEI FINANZIERI USURAI E DEPREDATORI DI POSSDIMENTI ALTRUI.
5) FALLIMENTO, GIA' DENUNCIATO DA TEMPO, DEL MODELLO AMERIKANO DI INTEGRAZIONE RAZZIALE, QUEL TIPO DI INTEGRAZIONE CHE FINANZA EBRAICA, FINANZA CRISTIANO-SIONISTA E FINANZA CATTOLICA SI SFORZA ANCORA OGGI DI IMPORRE IN ITALIA. OGNI RAZZA SI CHIUDE IN SE STESSA, INSENSIBILE AI PROBLEMI DEGLI ALTRI, E LA TERRA CHE DOVREBBE ESSERE COMUNE è IN REALTà TERRA DI CONQUISTA. COSì COME LA CONCEPIVANO I COLONIZZATORI DEL SETTE-OTTOCENTO NEL MENTRE SI ACCINGEVANO A SOTTRARLA AI LEGITTIMI PROPRIETARI, I NATIVI AMERICANI, CON L'USO INDISTURBATO DEL GENOCIDIO.
GIORGIO VITALI
--- Ven 15/1/10, gianni donaudi <gdonaudi@yahoo.it> ha scritto:

Da: gianni donaudi <gdonaudi@yahoo.it>
Oggetto: Libere opinioni///Razza,mutui subprime e crisi economica negli USA
A: "Luigi" <luleonin@libero.it>, gdonato@worldnet.att.net, "GENTES" <antonino-amato800@alice.it>, ghinte@libero.it, "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>, "Giovanna Canzano" <canzano.giovanna@gmail.com>, "Giubizza" <giubizza1@virgilio.it>, "Giuliana Milone" <giumi150@vodafone.it>, giannetto.bordin@fastwebnet.it, giudittadembech@virgilio.it
Data: Venerdì 15 gennaio 2010, 12:33



--- Mar 12/1/10, Luigi <luleonin@libero.it> ha scritto:

> Da: Luigi <luleonin@libero.it>
> Oggetto: Razza,mutui subprime e crisi economica negli USA
> A: Undisclosed-Recipient@yahoo.com
> Data: Martedì 12 gennaio 2010, 22:57
>
>
> 
> 
>
>
> 
>  
>
>  
>
>
>
> http://www.eugeniobenetazzo.com/razza_che_ramazza.htm
>
>  
>    
>   
>                       
>                                        
>   
>
> Razza che ramazza  di Eugenio Benetazzo
> Pubblicato il
> 12/01/20100  
>  
>
>  
>
> Adesso mi è tutto più
> chiaro. Al momento in cui sto scrivendo mi trovo allo Space
> Needle di Seattle,
> ormai saranno più di trenta giorni che sto girovagando per
> gli States con
> l'intento di realizzare un videodocumetario sulla crisi
> finanziaria e quella
> immobiliare: Boston, New York, Miami, Atlanta, Phoenix, Las
> Vegas, Los Angeles,
> Seattle e Chicago.
> L'economia americana
> è collassata per
> motivazioni razziali: il suo destino sembra ormai segnato
> da un lento ed
> inesorabile declino economico e sociale.
>
> Chi confidava in un miglioramento con
> l'avvento di Obama,
> mitizzandolo come il nuovo Kennedy, ha iniziato a 
> ripensarci.
>
> L'America di Obama non è l'America di
> Kennedy: alla metà degli
> sessanta, la popolazione americana era costituita per circa
> l'80% da bianchi
> caucasici (europei ed anglosassoni) e per il il 20% da
> svariate minoranze
> etniche (afroamericani, ispanici, orientali). Oggi è tutto
> cambiato: il 30% sono
> bianchi caucasici, il 30% sono ispanici, il 30% sono
> afroamericani ed infine il
> 10 % sono orientali.
> L'America come vista nei serial televisivi con i
> quali siamo cresciuti, da
> Happy Days a Melrose Place, non esiste più.
>
> Questa trasformazione del
> tessuto sociale  ha comportato un lento e progressivo
> cambiamento negli
> stili di vita, nella capacità di risparmio, nella
> responsabilità civica e
> soprattutto nella stabilità e sicurezza economica. La
> cosiddetta crisi dei mutui
> subprime trova fondamento proprio in questa constatazione.
>
> Mi permetto di aprire una parentesi per accennare al
> meccanismo del credit
> scoring (necessario per comprendere il fenomeno dei
> subprime): in America ad
> ogni contribuente viene assegnato un punteggio di
> affidabilità utilizzando una
> scala valori che va da un minimo di 300 ad un massimo di
> 850 punti (è un modello
> matematico sviluppato da una società quotata al Nyse, Fair
> Isaac Corp.).
> All'interno di questo range possiamo individuare
> tre categorie di soggetti:
> prime consumer (750-850 punti con excellent credit),
> midprime consumer (720-750
> con good credit) ed infine subprime consumer (660-720 con
> fair credit). Evito di
> soffermarmi nelle categorie con il rating inferiore (low
> and bad credit) per
> limiti di esposizione. 
> In base alla categoria di appartenenza varia la
> disponibilità di accesso al
> credito ed il costo dello stesso. Sostanzialmente il credit
> scoring è un modello
> di valutazione che consente di comprendere chi affidare e
> per quanto, oltre al
> fatto di selezionare i buoni pagatori da quelli cattivi, il
> tutto rapportato
> alla propria posizione debitoria e disponibilità
> reddituale.
>
> Più
> carte di credito utilizzate, più fido richiedete, più le
> rate dei prestiti
> pregressi pesano in percentuale sul vostro reddito mensile,
> più ritardi nei
> pagamenti avete nel vostro track record personale, più il
> vostro credit scoring
> tenderà ad essere di basso livello. Sulla base di questo
> sistema, il 20% della
> popolazione americana è un soggetto prime, un altro 25%
> midprime ed infine quasi
> il 30% è un soggetto subprime.
> Il livello medio di credit scoring per un
> cittadino americano si
> attesta intorno ai 680 punti (subprime). Dal punto di vista
> statistico, troviamo
> tra i soggetti fair e low credit, per la stragrande
> maggioranza, gli
> appartenenti alle classi sociali legate alle ondate
> immigratorie degli ultimi
> decenni (per quello che ho potuto vedere non penso sia
> casuale).
>
> Ma torniamo a noi. Durante la metà degli anni
> novanta, con l'intento di mitigare le tensioni e le
> disparità sociali della
> popolazione, nella constatazione che solo il 20% degli
> afroamericani ed il 30%
> degli ispanici erano proprietari della loro casa contro il
> 60% della popolazione
> bianca, vennero istituite delle piattaforme di
> ammortizzazione sociale che
> avrebbero consentito l'acquisto facilitato di
> un'abitazione a soggetti con
> capacità di redditto e disponibilità limitate.
>
> In buona sostanza il governo federale avrebbe
> garantito attraverso
> le varie GSE (Government Sponsored Enterprise come Fannie
> Mae e Freddie Mac) la
> remissione dei debiti concessi alle fasce sociali più
> deboli.
> Fu così che le banche iniziarono lentamente,
> ma con le pressioni
> del governo, a prestare denaro quando qualche anno prima
> non lo avrebbero mai
> fatto. 
> La ratio su cui poggiava questa scelta
> politica era identificata
> nella volontà di rendere i poveri meno poveri in quanto se
> "possiedi"
> un'abitazione puoi pensare di pianificare la tua vita e
> stabilizzare il tuo
> nucleo familiare, oltre a questo non dimentichiamo le
> motivazioni politiche
> volte a conquistare nuove fasce di elettorato grazie a
> proposte molto
> popolari.
>
> Quello che è successo dopo a distanza di anni, dalla
> Lehman Brothers alla Fannie Mae, ormai fa parte della
> storia, senza dimenticare
> anche la complicità o incompetenza della FED. Una politica
> immigratoria troppo
> liberale e la mancanza di protezionismo culturale hanno
> presentato un conto
> impossibile da pagare per l'America che oggi inizia a
> comprendere cosa significa
> aver perso la propria originaria identità etnica.
> Lo scenario macroeconomico che caratterizza adesso il
> paese è tutt'altro
> che confortante e a detta di molti analisti indipendenti
> americani il peggio
> deve ancora arrivare. La disoccupazione è ovunque con
> disperati (non gli
> homeless) che chiedono l'elemosina di qualche dollaro e
> accampamenti di tende
> sotto i ponti delle freeway nelle grandi città.
> Obama ha subito una perdita di popolarità devastante,
> persino le persone di
> colore che lo hanno votato girano per le città con
> cartelli appesi al collo con
> la dicitura "Obama, dovè il mio assegno ? Allora quando
> arriva il cambiamento ?"
> In più occasioni mi sono sentito dire che la colpa è
> riconducibile ad un eccesso
> di liberalità immigratoria e ad una insensata politica di
> sostegno alle fasce
> sociali più deboli, che ha innescato il fenomeno
> dell'"overbuilding in bad
> areas". Si è costruito troppo ovunque in area
> residenziali scadenti, prestando
> parallelamente denaro a chi non lo avrebbe mai meritato in
> passato.
>
>
> Troppi messicani ed orientali
> entrati nel
> paese, legalmente e clandestinamente, hanno consentito
> l'abbassamento medio dei
> salari, mentre le concessioni, i sussidi ed il credito
> facile ai neri hanno
> distorto l'economia statunitense, rendendola drogata ed
> artefatta, portandola a
> basarsi esclusivamente sul consumismo sfrenato, il ricorso
> al debito e sulla
> totale incapacità di risparmio.
> Non lo avrei potuto immaginare, ma vi è un
> risentimento ed un odio
> trasversale tra le varie etnie che popolano il paese che mi
> ha più volte
> intimorito: bianchi contro afroamericani, ispanici contro
> afroamericani,
> orientali contro ispanici, insomma tutti contro tutti. In
> più occasioni per le
> strade di Miami e Chicago ho assistito ad episodi di
> tensione razziale stile
> "Gran Torino". Chi parla con ingenuità evangelica di
> integrazione razziale per
> questo paese, probabilmente ha studiato per corrispondenza
> all'Università per
> Barbieri di Krusty (noto personaggio della serie televisiva
> The
> Simpsons)..
>
> I bianchi benestanti che fanno gli executive
> (dirigenti, funzionari o colletti bianchi ben pagati) si
> autoghettizzano da soli
> in quartieri residenziali che assomigliano a paradisi
> dentro a delle prigioni,
> con videosorveglianza e servizi di sicurezza privati degni
> del Pentagono. Di
> contrasto dai fast food, ai jet market, alle pompe di
> benzina, a qualsiasi altro
> retail service a buon mercato, trovate tutte le altre razze
> che ramazzano i
> pavimenti, servono ai tavoli, lavano le vostre auto,
> consegnano pizze a
> domicilio o guidano i taxi per uno stipendio
> discutibilmente decoroso. 
>
> L'America per alcuni aspetti (opportunità di
> lavoro per i giovani che hanno
> indiscusse capacità) può sembrare superficialmente un
> buon paese, ma se ti
> soffermi ad osservarla con un occhio critico, sotto sotto
> è un paese marcio e
> primitivo da far schifo, a me si è rivelato per quello che
> è realmente ovvero un
> calderone multirazziale con la maggior parte delle persone
> (bianchi compresi)
> che hanno il senso di autocoscienza di uno scarafaggio.
>
> L'americano medio (che sia un bianco, cinese,
> messicano o afroamericano) se
> ne frega assolutamente dei problemi ambientali del pianeta,
> della sofferenza
> inaudita degli animali nei loro allevamenti intensivi,
> delle carestie in Africa
> o dei conflitti in Medio Oriente, si interessa solo che
> possa ingozzarsi di
> hotdog, bere fiumi di coca cola, guardarsi il superbowl e
> guidare il suo
> megatruck dai consumi spropositati.
> Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto
> dubbioso che si possa
> riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento
> sociale che lo sta
> caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa
> vantare, questo non lo
> sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso
> economico e dopo quello
> sociale, scenario confermato anche da molte fonti di
> informazione indipendente
> che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della
> corrente politica che
> vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.
>
>
> Copyright @ 2010 - Tutti i
> diritti riservati
> Riproduzione concessa con citazione della
> fonte
> EugenioBenetazzo.com
>  
>
>
>
>   
>  
>
>   
>
> __________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus,
> versione del database delle firme digitali 4752 (20100107)
> __________
>
> Il
> messaggio è stato controllato da ESET NOD32 Antivirus.
>
> www.nod32.it
> 
>




Bildeberg

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29688

http://www.ariannaeditrice.it/ricerca.php?search3=ESTULIN&search2=10

domenica 10 gennaio 2010

Guarda questo link su Splinder :-)

Ciao, vitali.giorgio@yahoo.it ti suggerisce di andare a visitare questo link: http://liberatorio.splinder.com/post/21988125?confirmkey=2d4cbb29502b8e73321c82f5884ab893 ! -- Ho trovato questo link interessante su Splinder, vai a vederlo Georgius------> http:// georgiusvitalicus.blogspot.com -- Puoi entrare subito a far parte della community di Splinder semplicemente facendo click qua: http://wwwnew.splinder.com/signup?compact=1&confirmkey=2d4cbb29502b8e73321c82f5884ab893

Giorgio Vitali ti ha segnalato una pagina web!!!

Ciao Vitali Giorgio,
Giorgio Vitali (vitali.giorgio@yahoo.it) ti ha segnalato il seguente indirizzo
http://www.storiaefuturo.com/it/numero_15/articoli/1_giuseppe-garibaldi-italia-fascista-mussolini-ezio-garibaldi-fascismo-garibaldino~1114.html

Un articolo da leggere con attenzione.

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Grazie per aver utilizzato il nostro servizio.

Una produzione Luxor srl

sabato 9 gennaio 2010

Fwd: AMANDA SIMPSON, LA CRIMINALE DI GUERRA POLITICAMENTE CORRETTA



--- Ven 8/1/10, Altieri <agernova@libero.it> ha scritto:

Da: Altieri <agernova@libero.it>
Oggetto: Fwd: AMANDA SIMPSON, LA CRIMINALE DI GUERRA POLITICAMENTE CORRETTA
A:
Data: Venerdì 8 gennaio 2010, 23:06



Inizio messaggio inoltrato:

Da: "Enrico Galoppini" <enrico.galoppini@tin.it>
Data: 08 gennaio 2010 15:03:08 GMT+01:00
A: <Undisclosed-Recipient:;>
Oggetto: AMANDA SIMPSON, LA CRIMINALE DI GUERRA POLITICAMENTE CORRETTA

AMANDA SIMPSON, LA CRIMINALE DI GUERRA POLITICAMENTE CORRETTA
 
 Usa DI MIGUEL MARTINEZ
kelebek.splinder.com/


Come probabilmente saprete, il presidente degli Stati Uniti ha nominato una certa Amanda Simpsoncome consigliere del Dipartimento del Commercio.

Amanda Simpson (nella foto), ci raccontano sovreccitati i media, è la prima transessuale ad assumere un incarico governativo negli Stati Uniti, e già vediamo le opposte tifoserie animarsi a proposito. Come dice Notizie Gay:
L'annuncio ha spaccato in due l'America. Da una parte c'è la gioia dei progressisti, già mobilitati in tutto il paese per far approvare le nozze tra persone dello stesso sesso. Dall'altra l'ira dei conservatori, scandalizzati da ciò che definiscono "La nuova Sodoma e Gomorra Obamiana".
Noi la pensiamo diversamente dai tifosi di entrambi gli schieramenti. A nostro modesto avviso, la signora Simpson dovrebbe godere di tutti i diritti attinenti alle sue scelte personali. Ma in galera, come criminale di guerra.



Amanda Simpson lavora da trent'anni nel settore bellico  e da 23 alla Raytheon, dove fino a poco tempo fa svolgeva l'incarico di Vicedirettore per lo sviluppo della tecnologia avanzata.

Negli stessi giorni, Obama ha nominato un certo William Lynn vicesegretario alla Difesa, che in pratica significa che avrà il potere di decidere le spese che farà il Pentagono. Per nominarlo, Obama ha dovuto aggirare una legge che lui stesso aveva voluto contro le nomine politiche a responsabili di lobby private: William Lynn infatti è a capo della lobby ufficiale della Raytheon a Washington, ed è riuscito a far assegnare commesse alla Raytheon per 10 miliardi di dollari solo nel corso dell'anno passato. La motivazione della deroga di Obama: William Lynn avrebbe dimostrato le proprie capacità, tra il 1997 e il 2001, quando era responsabile della gestione finanziaria del Pentagono. In quegli anni, riuscì a ridurre le spese "non documentate" del Pentagono da 2,3 trilioni a 1,3 trilioni di dollari. 

Riassumo: Lynn gestiva i soldi dell'intero sistema militare statunitense, dove anche alla fine della sua carriera era normale che 1,3 trilioni  di dollari scomparissero in tasche imprecisate. Poi ha lavorato per uno dei principali contraenti del sistema militare, con l'incarico di usare i propri contatti per fargli avere dei contratti. Otto anni dopo, ritorna a gestire le spese del sistema militare. 

Negli stessi giorni, Obama ha annunciato il nome del nuovo ambasciatore in Arabia Saudita: James B. Smith, ex-generale dell'aeronautica, passato a dirigente anche lui della Raytheon.

Anche qui troviamo un tipico passaggio: il militare che punta a un futuro impiego multimiliardario presso un'azienda privata sicuramente dedica gran parte del proprio impegno a farne gli interessi nell'esercito; passa per il privato e infine assume un incarico politico, inviato in un paese in cui il commercio di armi, il controllo del petrolio, la costruzione di basi militari, la vendita di armi e la caccia ai "terroristi" fa tutt'uno.

Se la Raytheon si assicura così una bella entratura nel mercato saudita, la nomina della Simpson le apre - o meglio, continua a tenerle aperte - le porte del mercato planetario. Mentre un complesso di aziende-satellite della Raytheon, della Boeing e della Martin-Lockheed gestisce gli interrogatori di Guantanamo, trasporta rapiti in giro per il mondo, organizza "listening posts" per spiare su cittadini di altri paesi, controlla direttamente il lancio di missili dagli Stati Uniti...

Il nome Raytheon è un ibrido anglogreco che significa " Luce dagli dèi", e rende bene le ambizioni di questa azienda, con 72.000 dipendenti nel mondo. Nata come tante piccole e pacifiche aziende tecnologiche, la Raytheon si è trovata sommersa di commesse e denaro durante la Seconda guerra mondiale. Finita la guerra, il governo degli Stati Uniti ha preso la scelta storica di non smobilitare. L'intera economia, e il sistema di spese statali, è stata così ricostruita attorno a un complesso politico, militare, mediatico, diplomatico, propagandistico e scientifico di cui persone come Amanda Simpson e William Lynn sono i perfetti rappresentanti.

In un'economia sempre più virtuale, il complesso militare-industriale (la definizione non proviene da qualche contestatore, ma da un profetico discorso di denuncia del Presidente Eisenhower) offre preziosi posti di lavoro, che permettono di controllare città intere, assieme agli eletti locali. Nel 1995, ad esempio, la Raytheon ha minacciato di spostare la propria sede principale dal Maine al Tennessee, se non veniva concessa loro una sostanziale riduzione delle tasse; ottenuta la riduzionecon la promessa di tagliare di poco le spese per il personale, la Raytheon licenziò quasi un terzo della propria forza lavoro, aumentando proporzionalmente gli stipendi ai propri dirigenti, tra cui presumibilmente anche la signora Simpson.

La Raytheon si dedica soprattutto alla produzione di missili e affini, dai Patriot e Tomahawk alle bombe a grappolo. Iraq, Libano, Afghanistan, Gaza, non c'è strage in cui i prodotti Raytheon non abbiano dimostrato la loro efficacia. In questo campo, la Raytheon ha costituito una partnership con la Rafael, l'autorità privata/pubblicaisraeliana che gestisce e commercializza la produzione militare. Un tema, quello israelo-palestinese, su cui i portavoce della Raytheon hanno le idee chiare. 

Come ebbe a dire Adam Cherill, Manager  of Business Development della Raytheon il 18 novembre del 2002:
"Per meritare l'autodeterminazione, un popolo deve mostrare qualche forma di identità nazionale... quale organizzazione politica, istituzione sociale, letteratura, arte, religione o corrispondenza privata dimostra qualche legame tra il popolo palestinese e la Terra d'Israele?"
La Raytheon opera in stretto contatto anche con aziende non (direttamente) militari, come la Apple, con cui ha sviluppato un particolarissimo iPhone che dovrebbe servire specificamnte per identificare e permettere di uccidere insorti iracheni; ma il progetto principale al momento è il Universal Control System. Raytheon si è rivolto a designer di videogiochi per progettare questo straordinario sistema per l'omicidio a distanza.  

La console, situabile ad esempio in una base in Nevada, permette di uccidere afghani con la massima comodità, seduti su un sedile rivestito in pelle e adattabile a "utenti individuali", che possono anche "controllare un sistema di riscaldamento e raffreddamento sopra le loro teste, semplicemente premendo un pulsante".

La console, ci assicurano è dotata di un "design ergonomico che migliora drammaticamente il conforto dell'operatore e l'efficacia operativa".

Inseguire e uccidere può richiedere tempo, e quindi la Raytheon offre una "seduta ergonomica con memoria per missioni prolungate".

Una dimostrazione quindi che la Raytheon ci pensa ai propri dipendenti, almeno quando non li licenzia. Fortune racconta come Raytheon sponsorizzi numerosi eventi gay e riconosca i diritti delle coppie gay tra i propri dipendenti. La motivazione non fa una grinza e spiega perfettamente come il politicamente corretto si possa coniugare con il terrore planetario. Con tutte le guerre presenti e future che l'azienda promuove,
"nei prossimi dieci anni avremo bisogno di qualcosa come 30.000 o 40.000 nuovi dipendenti", spiega Hayward Bell, il principale diversity officer della Raytheon. "Non ci possiamo permettere di respingere nessuno che sia dotato di talento". 

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
Link: http://kelebek.splinder.com/post/21995835/Amanda+Simpson%2C+la+criminale+d
5.01.2010


sabato 2 gennaio 2010

I: Auguri Urgenti d'Egitto per Gaza



--- Gio 31/12/09, Doriana Goracci <dorianagoracci@hotmail.it> ha scritto:

Da: Doriana Goracci <dorianagoracci@hotmail.it>
Oggetto: Auguri Urgenti d'Egitto per Gaza
A:
Data: Giovedì 31 dicembre 2009, 12:52



http://www.reset-italia.net/2009/12/31/auguri-urgenti-d-egitto-per-gaza/

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEikieJt8szaT9BxhiJA-YLATNNDJZDrj0BYiyGwhgI97H-tiHMbs4zmO8zbVLOB_SW7nqLVexjynOvn4gbDUEYXBsTwaUX97FVD7YqaS7RT7FstuYaNb1WSFOllQK4QOegI4wRzbFjctCGq/s400/Gaza_FreeFlag8_5x11.jpg

Vorrei dire auguri a tutte e tutti quelli che ne hanno bisogno e sono tanti…cosa dovrei fare e cosa dire se arriva un messaggio telefonico così: URGENTISSIMO: DAL CAIRO, AGGRESSIONE ALLA GAZA FREEDOM MARCH!!!!!! 31 dicembre 2009 ore 10,33,26 messaggio telefonico da Mari Alberto, componente del gruppo italiano partecipante alla Gaza Freedom March organizzato dal Forumpalestina: <<CARICATI DAVANTI AL MUSEO EGIZIO, ALCUNI CONTUSI, RESISTIAMO IN 500 CIRCONDATI SUL MARCIAPIEDE.>> Facciamo pressione perchè intervengano le autorità diplomatiche internazionali a frenare la repressione violenta del governo egiziano.Diffondete con rapidità la notizia mariano

a cui è seguito un Comunicato Stampa che vi allego con punti esclamativi, data l'urgenza ? E l'approfondimento steso nella notte dalla Rete degli Ebrei contro l'Occupazione che scrivo di seguito al comunicato? E ancora "La manifestazione indetta dalla Gaza Freedom March stava cercardo di muovere i primi passi dal museo egizio del Cairo quando è stata brutalmente aggredita dagli apparati di sicurezza egiziani. "i poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca" ci ha  riferito una manifestante con la voce rotta dall'emozione. Intanto arrivano sms dai manifestanti "siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche.Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza.". Oggi pomeriggio a Roma, alle 16.00 manifestazione all'ambasciata egiziana (via Salaria 267, villa Ada).
A questo link  http://www.flickr.com/groups/gazafreedommarch/pool/show/with/4223762026/ che lascio in chiaro foto e video.

Vi chiedo  dunque di far girare a tutti i vostri contatti quanto succede al Cairo, il silenzio dei Media è vergognoso e dilagante. Scusate la forma, poco curata,  ma di sostanza credo ce ne sia e abbondante. Gli auguri ce li faremo poi…
Doriana Goracci
INTERNAZIONALI AL CAIRO MARCIANO VERSO GAZA PER PROTESTARE CONTRO L'ASSEDIO
(Cairo) A seguito del rifiuto Egiziano di consentire ai partecipanti alla Gaza Freedom March di entrare a Gaza, gli oltre 1.300 attivisti per la pace e la giustizia sono partiti a piedi. Nonostante i blocchi della polizia predisposti al Cairo con lo scopo di recintare i dimostranti e impedire loro di manifestare solidarietà con il popolo Palestinese, gli internazionali stanno spiegando i loro stendardi e invitano tutti i pacifisti del mondo di sostenerli e chiedere la fine dell'assedio di Gaza.

L'offerta Egiziana di lasciar entrare a Gaza solo 100 dei 1.400 partecipanti alla Marcia, è stata ritenuta dagli organizzatori della Marcia insufficiente e deliberatamente intenzionata a dividere. Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Egiziano ha cercato di far passare questa offerta last-minute come espressione di buona intenzione nei confronti dei Palestinesi per isolare i "provocatori". La Gaza Freedom March ha rifiutato categoricamente queste affermazioni. Gli attivisti sono al Cairo perché il governo Egiziano ha impedito loro di raggiungere Gaza. "Noi non vogliamo rimanere qui, Gaza è sempre stata la nostra destinazione finale", afferma Max Ajl , partecipante alla Marcia.
Alcune persone hanno cercato di superare i blocchi della polizia e iniziare a marciare verso il punto di incontro a Tahreer Square al centro del Cairo. A loro si sono uniti Egiziani che volevano denunciare il ruolo del proprio governo nel sostenere l'assedio di Gaza. Le autorità hanno cercato di tenere separati gli internazionali dai locali. La polizia sta attaccando brutalmente i partecipanti , non violenti, alla Marcia. Molti poliziotti in borghese si sono infiltrati tra la folla e assaltano I partecipanti violentemente. "Sono stata sollevata dalla polizia Egiziana e sbattuta letteralmente contro le transenne" afferma Desiree Fairooz, una dimostrante. I partecipanti alla Marcia stanno cantando slogan di protesta e resistono ai tentativi di disperderli e giurano di rimanere nella piazza fino a quando non saranno autorizzati ad andare a Gaza. Lo striscione GFM è appeso ad un albero della piazza. Alcuni partecipanti alla Marcia stanno sanguinando e i celerini hanno distrutto le loro videocamere.
La Gaza Freedom March rappresenta persone da 43 nazioni con background diversi. Tra loro ci sono persone di ogni fede, leader di comunità, attivisti per la pace, dottori, artisti, studenti, politici, scrittori e molti altri. In comune hanno l'impegno alla nonviolenza e la determinazione a interrompere l'assedio di Gaza.
"L'Egitto ha provato in tutti i modi possibili ad isolarci e ad abbattere il nostro spirito" dicono gli organizzatori della Marcia. "Ma noi restiamo fedeli più che mai al nostro obiettivo di manifestare contro la tirannia e la repressione. Marceremo il più vicino possibile a Gaza, e se saremo fermati con la forza, chiederemo ai nostri sostenitori di protestare. Chiediamo a coloro che credono nella giustizia e nella pace ovunque siano nel mondo di sostenere le nostre iniziative per la libertà dei Palestinesi."
Tra i partecipanti c'è anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello , membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l'Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l' 85enne sopravvissuta all'Olocausto, Hedy Epstein, hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.

Gaza Freedom March: 100 delegati non possono sostituire la Marcia

E' stata una notte di passione quella tra la terza e la quarta giornata della Gaza Freedom March: nel pomeriggio di ieri l'associazione americana Code Pink, una della capofila del comitato organizzatore, aveva infatti ottenuto un compromesso con la mediazione della first lady egiziana, stamattina sarebbero dovuti partire per Gaza 100 attivisti in rappresentanza della marcia. Nella notte la stragrande maggioranza delle altre organizzazioni coinvolte ha deciso di rifiutare l'offerta del governo egiziano e c'è stato anche il dietro front di Code Pink. Tuttavia i due pulman questa mattina sono partiti ugualmente con a bordo una settantina di persone, molti palestinesi con passaporto occidentale che cercavano di tornare a casa e qualche pacifista in dissenso con il comitato organizzatore. Al momento i pulman sono nel Sinai e a quanto pare gli attivisti potranno davvero entrare a Gaza. Domani 31 dicembre è la giornata chiave della marcia, quella in cui gli attivisti da Gaza avrebbero dovuto marciare verso il valico di Erez, quello con Israele, per ricongiunersi con decine di migliaia di altri in marcia dalla Cisgiordania e da Israele, invece ci sarà una grande manifestazione al Cairo. Gli organizzatori della GFM tengono a precisare che non era nelle loro intenzioni fare manifestazioni su territorio egiziano, il paese delle piramidi avrebbe dovuto essere di passaggio sulla strada per Gaza, tuttavia è prevedibile che domani anche il governo egiziano sia duramente contestato dai manifestanti per la sua complicità nella chiusura della Striscia di Gaza e per aver impedito la GFM. Nel frattempo le organizzazioni di Gaza che partecipano alla GFM hanno espresso la preoccupazione che l'assenza di un rilevante numero di attivisti internazionali alla marcia del 31 possa lasciar campo libero ad Hamas perchè possa trasformarla in una manifestazione "governativa", cosa ritenuta ovviamente inaccettabile. Solo in serata si avrà un quadro chiaro delle iniziative di domani.



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