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sabato 4 settembre 2010

Re: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO

PENSO SIA GIUSTO RI-PARLARNE, SE CI LASCIANO SPAZIO, IL PR0SSIMO 8 SETTEMBRE A PIAZZALDO MORO, SALONE DEL "PENTAGONO" ( potenza dei nomi! ). In questa sede, è giuisto aggiungere qualcosa d'altro che proviene, come ho già scritto prima, dalle mie letture RAPIDISSIME del libro intervista a De Felice ROSSO E NERO e del libro Italia-Svizzera 1943-1945. Quest'ultimo libro, anche nella brevità delle considerazioni ivi esposte, CI FA capire alcune cose: la prima, CHIARISSIMA, è che gli accordi Wolff/USA non furono propiziati in Svizzera perchè in quel paese c'erano personaggi dell'OSS interessati, anche in termini POLITICI MOLTO CHIARI, alla prosecuzione di certe linee politiche vicine alle SS piuttosto che agli Junkers ( favorevoli agli accordi con i russi) [vedi anche il ruolo svolto da Skorzeny nel dopoguerra come pivot CIA in Spagna e parner di V.Borghese], ma perchè al governo svizzero INTERESSAVA la salvaguardia delle proprie fabbriche in Padania, il mantenimento INTATTI dei porti italiani del Tirreno, e quant'altro e quant'altro! A completa spiegazione della faccenda occorre ricordare che non c'è DISCONTINUITà neppure oggi, tra l'industria chimica di Basilea ( SV) sul Reno, e quella tedesca ( sempre sul Reno), tanto che furono più volte "erroneamente" bombardate le fabbriche di Basilea dai Liberators ( nel silenzio glaciale di quel Governo). GV.

--- Sab 4/9/10, Nazzareno Mollicone <nmollic@tiscali.it> ha scritto:

Da: Nazzareno Mollicone <nmollic@tiscali.it>
Oggetto: Re: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO
A: "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>, "Giovanna Canzano" <giovanna.canzano@yahoo.it>, "Antonella Ricciardi" <ricciardi_antonella@yahoo.it>, "Antonella avv. Rustico" <anto.mr@tiscali.it>, "VEIENTEFURENTE" <veientefurente@alice.it>, "Giuseppe Turrisi" <giuseppeturrisi@leonardo.it>, "ENRICO BIANCHI FALERIA" <bianchienrico@tiscali.it>, "David Rorro" <romaunita@gmail.com>, "maufil" <maufil@alice.it>, "Biamonte" <biamonte@inwind.it>, "Roberto Cozzolino" <omeoron@virgilio.it>, "Silvio Chiacchiararelli" <silchi48@libero.it>, "Giuseppe Magliacane" <giuseppemagliacane@hotmail.com>, "alberto mariantoni" <almar72@lycos.com>, "roberto sestito" <roberto.sestito@gmail.com>, "Roberto Pisi" <robertopisi@yahoo.it>, "Roberto Ficini" <roberto1011@libero.it>, "Roberto Colonna" <roberto_colonna@yahoo.it>, "Ernesto Roli" <ernestoroli@tiscali.it>, "Riccardo Maculan" <maculan1964@hotmail.com>, "Claudio Matarese" <avvmarcodevincentiisresta@tin.it>, "Aldo Rossi Merighi" <nicolarossim@gmail.com>, "Daniele Cerbella" <cerbella@libero.it>, "Giovanni Pollastrini" <giovanni.pollastrini@tesoro.it>, "Ubaldo Croce" <ubaldo.croce@tin.it>, "Enrico Galoppini" <enrico.galoppini@tin.it>, "GianMario Monaldo" <gianmariomonaldo@alice.it>
Cc: "FIAMMA groups" <fiamma@yahoogroups.com>, "Giorgio MAIL2" <vitali.giorgio.vitalicus@blogger.com>
Data: Sabato 4 settembre 2010, 18:09


Aggiungo un commento a quello che ha scritto Giorgio.  Proprio ieri sera RAI 3 STORIA ha trasmesso un bellissimo documentario, con foto e filmati originali, molto obiettivo, sulla liberazione del Duce da Campo Imperatore. Alla fine, interrogandosi sul perchè della mancata difesa dell'albergo e dell'incolumità di Mussolini, lo storico commentatore cita un biglietto di un appartenente alla famiglia Pirelli (che era stato anche ministro con Mussolini) al Re - scritto, si noti bene, il 23 luglio - con il quale suggeriva di far governare l'Italia del Nord a Mussolini con il sostegno tedesco. Forse lo scopo era quello di salvaguardare (come poi in realtà è stato) le maggiori industrie; oppure è vera la teoria dell'armistizio di comodo, con i piedi in due scarpe, al sud con gli Angloamericani (che ormai lo avevano conquistato) ed al Nord con i tedeschi.
E la scelta dell'imprendibile (se lo si fosse voluto) Campo Imperatore era stata fatta per nascondere Mussolini ai tedeschi od agli angloamericani?
In quest'ottica,  si capisce sia la "fuga" indisturbata ad Ortona sia la mancata vera difesa di Roma e delle altre città. Un governo militare, come era quello di Badoglio, avrebbe ben potuto, dal 3 settembre in poi, organizzare una difesa e diramare gli ordini opportuni.
Perchè non l'ha fatto? Tutti rincoglioniti, come dice Giorgio, o paralizzati dalla paura dei tedeschi, come si è detto finora?
Sta di fatto che la vera storia su quegli avvenimenti è ancora tutta da scrivere.
Saluti a tutti.
 
Nazzareno
----- Original Message -----
Sent: Saturday, September 04, 2010 8:47 AM
Subject: I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO

Premetto che ho la massima fiducia nella libertà di giudizio dell'amico Giorgio Prinzi, che si è sempre mosso con molta spregiudicatezza nel campo delle ricerche storiche più o meno recenti. Premetto inoltre che, a fronte  di una situazione disastrosa come quella in cui si trovava l'Italia in quei frangenti la soluzione non poteva che essere di un certo tipo. Che-more italico- ci sia stato qualcuno che voleva giocare a rimpiattino non metto in dubbio. Ma certamente non era Badoglio, completamente rincoglionito, né quell'accozzaglia di coglioni dei generali italiani. Gli ammiragli poi erano COMPLETAMENTE nelle "mani" degli inglesi. Che fino all'ultimo momento si sia cercato di tergiversare è plausibile. Che la "pressione" della opinione pubblica  ( i singoli cittadini ed i semplici militari ) stanca della guerra e soprattutto delle sistematiche sconfitte abbia potuto agire sui capi come ulteriore "spinta" a <chiudere il capitolo> è verissimo.
A questo punto subentrano alcuni fattori.
1) L'interesse degli "stranieri" occupanti ad avere qualcuno con cui trattare ( si fa sempre così) vedi Iraq ed Afghanistan oggi.
2) L'interesse di quel "qualcuno" a NON farsi scavalcare da altre e più temibili "gerarchie parallele" ( vedi il Re al Sud.)
3) L'interesse dell'occupante a togliersi dalle palle un coinquilino rompiscatole ( Kesselring che facilita la "fuga" del Savoia, in cambio del "ritrovamento" e della "sceneggiata" sul palcoscenico mondiale della liberazione di Mussolini.)
4) Interesse di Mussolini a portare avanti una "rivoluzione" fino ad allora appena accennata perchè bloccata per decenni da eventi del tutto esterni ( crisi del '29 conseguenze a cascata) e della quale era SICURAMENTE interessato a mostrare concretamente la FATTIBILITA'. [ Stabilito pertanto che questo era l'interesse primario, c'era inoltre da difendere il difendibile dell'Italia del Centro Nord, la fiducia del fascisti, che si dimostrarono in numero assai maggiore di quelli previsti e prevedibili, e la "speranzella" che, se fossero entrate in funzione le "armi segrete", non tutto sarebbe stato perduto.] Un altro fattore dovrebbe essere preso in considerazione, che è per noi il più importante nell'analisi storica dei conflitti: il fattore Geopolitico. NOI riteniamo infatti che il vero movente della LOTTA POLITICA sia il fattore geopolitico, nel senso che LE SCELTE FONDAMENTALI CHE UNA CLASSE DIRIGENTE COMPIE SONO MOTIVATE ( ma potrebbero essere anche inconscie, ed in tal caso  l'adesione ad una linea strategica è ancor più pregnante) DALLA COLLOCAZIONE CHE SI VUOL DARE AL PAESE. Sappiamo bene che l'Italia, per la sua collocazione geografica( penisola protesa al centro del Mediterraneo),  si trova in una posizione di AMBIGUITà  geopolitica. Dopo la sua riunificazione, il nostro paese ha sempre oscillato fra il mare ed il continente. ( Prima NO! Perchè il Sud stava col <Mare> mentre la Padania stava col <Continente> ). Le scelte continentali sono finora state nefaste ( pensiamo alle nostre sconfitte in Africa a fine ottocento, dovute alle palesi ostilità di Francia ed Inghilterra.) E tuttavia oggi riteniamo la scelta Eurasiatica l'unica praticabile oggi come ieri,  una politica estera che con lungimiranza aveva intravisto Mussolini. Giorgio Vitali.
[Nota finale: è molto interessante l'atteggiamento di Eisenhower che, nell'interesse USA e contro quello dell'Inghilterra, pone fine alle cosiddette "trattative" dei Savoia.]

--- Ven 3/9/10, Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it> ha scritto:

Da: Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it>
Oggetto: I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO
A: "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>
Data: Venerdì 3 settembre 2010, 02:45

...andiamo ad ascoltarli? gc
-------------------------------------------
Il giorno 01 settembre 2010 17:39, Giorgio Prinzi <giorgioprinzi@libero.it> ha scritto:

COMUNICATO STAMPA

Associazione Socio - Culturale "Il Ponte"

 

PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Salvare il salvabile

La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943:

per gli Italiani il momento delle scelte

di Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Mercoledì 8 settembre 2010 alle ore 15,15

Aula del Pentagono

(secondo piano)

Piazzale Aldo Moro, 7

La tesi sostenuta nel volume "Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte" (Edizioni Nuova Cultura; Roma - 2010), di cui sono Autori Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari, è quella che la disastrosa gestione dell'Armistizio dell'8 settembre 1943, fu dovuta al fatto che la fazione filo germanica del vertice politico militare del tempo, con il probabile avallo del sovrano, intendeva le trattative armistiziali intraprese e portate avanti dalla fazione favorevole allo sganciamento dell'Italia dall'Asse, inteso come un vero e proprio cambio di fronte, come strumentali ad un piano, almeno in parte condiviso dai tedeschi, volto a carpire informazioni, attirarli in una trappola e ributtarli a mare con conseguenze dirette sulla tenuta, in quel periodo labile e vacillante, del fronte interno e sull'evoluzione stessa del conflitto in generale.

Una tesi originale ed innovativa, che, pur non supportata da prove documentali inoppugnabili, trova conferma in un quadro complessivo, sia indiziario che di elementi di fatto, convergente, che ha tra l'altro il pregio di spiegare in maniera logica e funzionale comportamenti sinora illogici ed incomprensibili.

Il libro giunge a conclusione di un percorso intrapreso da anni, che ha consentito di raccogliere preziose testimonianze e di confrontarsi in maniera critica con articoli e saggi da essa ispirati.

Si richiama in particolare l'attenzione di chi fosse interessato all'argomento oggetto del libro sull'esposizione che ne è stata fatta in un saggio pubblicato da "Rivista Militare", nel numero 1 del gennaio/febbraio 2006, il cui "pdf" è scaricabile dalla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/armistizio.pdf. Altri articoli di carattere generale e non specifico nell'ottica del volume relativi al tema dell'Armistizio e della Battaglia per Roma sono consultabili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/8s2006.htm.

Di recente entrambi gli Autori hanno partecipato al Convegno di Studi "Settembre 1943 - L'Armistizio in Puglia: i giorni delle scelte", svoltosi a Matino, in provincia di Lecce, il 31 maggio 2009. Gli Atti del convegno, in cui viene fatto cenno (da fine pagina 28 e seguenti) anche alla tesi sviluppata nel volume "Salvare il salvabile", sono disponibili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/tomo10.03.pdf, più in generale dalla pagina web del sito http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/quadrosommari.htm sono scaricabili le annate digitalizzate della rivista specialistica "il Secondo Risorgimento d'Italia", organo dell'Associazione Nazionale dei Combattenti della Guerra di Liberazione.

Dalla quarta di copertina

A giudizio di chi scrive l'errore sistematico, che con questo volume s'intende superare, è che sinora gli avvenimenti relativi all'armistizio dell'8 settembre 1943 e agli eventi che ne seguirono sono stati giudicati con il senno del poi, nell'ottica della situazione venutasi a creare nel dopoguerra e del clima culturale dominante. Questa è un'ottica che i protagonisti del tempo non potevano avere, pertanto il loro approccio logico doveva inevitabilmente essere differente, persino sui risultati finali del conflitto, che la classe dirigente nazista era convinta di potere ancora volgere a proprio favore.

Gli italiani erano stati informati dello sforzo per realizzare risolutive "armi segrete" proprio nella riunione di Feltre del 19 luglio 1943, giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma. Mussolini, in quell'occasione, rimase a tal punto affascinato e succube dell'esposizione di Hitler da non fare cenno alcuno all'intenzione che stava maturando in alcuni ambienti italiani di uscire dal conflitto. Questo fu probabilmente determinante a creare un clima favorevole a un suo avvicendamento, che come abbiamo visto fu equivoco (la guerra continua) e finalizzato alla tenuta del fronte interno e al mantenimento dell'ordine pubblico.

Se il doppio gioco di Badoglio, del quale parla Churchill, doveva avvenire ai danni degli angloamericani e non dei Tedeschi, molte delle cose incomprensibili e non ancora chiarite di quei giorni possono venire riviste sotto nuova luce e persino razionalmente spiegate. In questo volume si avanza l'ipotesi dell'inganno strategico ovvero attirare in una trappola gli Alleati, farli sbarcare, fingere inizialmente di combattere e poi o decidere la resa, rispettando i patti, oppure ributtarli a mare, con i Tedeschi compartecipi del disegno. Forse diffidavano, ma in questo caso le assicurazioni di Badoglio e di Vittorio Emanuele a Rahn devono venire lette sotto un'ottica diversa da quella corrente, che attribuisce loro un'incredibile faccia di bronzo. Gli avvenimenti cominciarono a precipitare solo nel pomeriggio dell'8 settembre, quando apparve chiaro che Eisenhower non era disponibile a sentire ragioni e che la parte italiana doveva "prendere o lasciare", cioè continuare il gioco pericolosamente oltre il previsto, avallando uno strumentale armistizio, oppure denunziare gli accordi di Cassibile, ma compromettere la fase cruciale dell'inganno strategico che avrebbe dovuto concretizzarsi entro pochi giorni.

Altro punto che sembra accreditare la nostra tesi, ed in particolare che la cosiddetta "fuga da Roma" avesse inizialmente come meta Chieti e non Brindisi, è l'atteggiamento tenuto dai membri della comitiva regia nella sosta presso i duchi di Bovino, dai quali si erano recati a pranzo. Il Sovrano, che fece notare di avere nel portafogli una somma di poco superiore alle mille lire dell'epoca, il duca d'Acquarone, che confessò di avere con se solo il vestito che indossava, Badoglio che rafforzò le sue convinzioni con un riferimento alle sue origini piemontesi, tutti ribadirono; e con enfasi, che l'allontanamento da Roma sarebbe stato un evento di pochi giorni. Sono affermazioni incomprensibili, addirittura da scriteriati, se le si giudica alla luce di come sappiamo andarono a finire le cose; al contrario, se le si interpreta alla luce della nostra tesi, che la cosiddetta "fuga da Roma" doveva essere, portandosi al limite del versante opposto dell'Appennino, un prudenziale allontanamento dalla costa tirrenica e dall'area di Roma dove avrebbe dovuto infuriare – così si pensava – una violenta battaglia aeronavale e terrestre per respingere più teste di ponte di un massiccio sbarco previsto in forze, allora queste strane e sinora illogiche affermazioni di ottimismo acquistano significato e soprattutto si spiegano in maniera logica e pertinente. Il volume presenta questa tesi che può essere accettata o meno, ma con l'ottica che alla fine di questi inganni reciproci, si dissolse ogni potere per la Monarchia e per gli Italiani arrivò il momento delle scelte, dalle quali si creò l'architettura della Guerra di Liberazione

Il Volume è disponibile, su richiesta, in ogni libreria nazionale.

"Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte"

di Giorgio Prinzi, Massimo Coltrinari

Collana "Storia e Laboratorio"

Edizioni Nuova Cultura; Roma 2010

euro 20,00 - ISBN9788861344235

Gennaro Guerriero  Direttore generale

gennaroguerriero@nuovacultura.it

telefono:  06 97613088

Rivista "il Secondo Risorgimento d'Italia"

Collana "Storia e Laboratorio"

risorgimento23@libero.it

 




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Giovanna Canzano

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per comunicazioni o cancellazione mailing-list:
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In mancanza di richiesta di esclusione, sarà sottinteso il consenso alla spedizione dei nostri messaggi elettronici.




Re: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO

Aggiungo un commento a quello che ha scritto Giorgio.  Proprio ieri sera RAI 3 STORIA ha trasmesso un bellissimo documentario, con foto e filmati originali, molto obiettivo, sulla liberazione del Duce da Campo Imperatore. Alla fine, interrogandosi sul perchè della mancata difesa dell'albergo e dell'incolumità di Mussolini, lo storico commentatore cita un biglietto di un appartenente alla famiglia Pirelli (che era stato anche ministro con Mussolini) al Re - scritto, si noti bene, il 23 luglio - con il quale suggeriva di far governare l'Italia del Nord a Mussolini con il sostegno tedesco. Forse lo scopo era quello di salvaguardare (come poi in realtà è stato) le maggiori industrie; oppure è vera la teoria dell'armistizio di comodo, con i piedi in due scarpe, al sud con gli Angloamericani (che ormai lo avevano conquistato) ed al Nord con i tedeschi.
E la scelta dell'imprendibile (se lo si fosse voluto) Campo Imperatore era stata fatta per nascondere Mussolini ai tedeschi od agli angloamericani?
In quest'ottica,  si capisce sia la "fuga" indisturbata ad Ortona sia la mancata vera difesa di Roma e delle altre città. Un governo militare, come era quello di Badoglio, avrebbe ben potuto, dal 3 settembre in poi, organizzare una difesa e diramare gli ordini opportuni.
Perchè non l'ha fatto? Tutti rincoglioniti, come dice Giorgio, o paralizzati dalla paura dei tedeschi, come si è detto finora?
Sta di fatto che la vera storia su quegli avvenimenti è ancora tutta da scrivere.
Saluti a tutti.
 
Nazzareno
----- Original Message -----
Sent: Saturday, September 04, 2010 8:47 AM
Subject: I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO

Premetto che ho la massima fiducia nella libertà di giudizio dell'amico Giorgio Prinzi, che si è sempre mosso con molta spregiudicatezza nel campo delle ricerche storiche più o meno recenti. Premetto inoltre che, a fronte  di una situazione disastrosa come quella in cui si trovava l'Italia in quei frangenti la soluzione non poteva che essere di un certo tipo. Che-more italico- ci sia stato qualcuno che voleva giocare a rimpiattino non metto in dubbio. Ma certamente non era Badoglio, completamente rincoglionito, né quell'accozzaglia di coglioni dei generali italiani. Gli ammiragli poi erano COMPLETAMENTE nelle "mani" degli inglesi. Che fino all'ultimo momento si sia cercato di tergiversare è plausibile. Che la "pressione" della opinione pubblica  ( i singoli cittadini ed i semplici militari ) stanca della guerra e soprattutto delle sistematiche sconfitte abbia potuto agire sui capi come ulteriore "spinta" a <chiudere il capitolo> è verissimo.
A questo punto subentrano alcuni fattori.
1) L'interesse degli "stranieri" occupanti ad avere qualcuno con cui trattare ( si fa sempre così) vedi Iraq ed Afghanistan oggi.
2) L'interesse di quel "qualcuno" a NON farsi scavalcare da altre e più temibili "gerarchie parallele" ( vedi il Re al Sud.)
3) L'interesse dell'occupante a togliersi dalle palle un coinquilino rompiscatole ( Kesselring che facilita la "fuga" del Savoia, in cambio del "ritrovamento" e della "sceneggiata" sul palcoscenico mondiale della liberazione di Mussolini.)
4) Interesse di Mussolini a portare avanti una "rivoluzione" fino ad allora appena accennata perchè bloccata per decenni da eventi del tutto esterni ( crisi del '29 conseguenze a cascata) e della quale era SICURAMENTE interessato a mostrare concretamente la FATTIBILITA'. [ Stabilito pertanto che questo era l'interesse primario, c'era inoltre da difendere il difendibile dell'Italia del Centro Nord, la fiducia del fascisti, che si dimostrarono in numero assai maggiore di quelli previsti e prevedibili, e la "speranzella" che, se fossero entrate in funzione le "armi segrete", non tutto sarebbe stato perduto.] Un altro fattore dovrebbe essere preso in considerazione, che è per noi il più importante nell'analisi storica dei conflitti: il fattore Geopolitico. NOI riteniamo infatti che il vero movente della LOTTA POLITICA sia il fattore geopolitico, nel senso che LE SCELTE FONDAMENTALI CHE UNA CLASSE DIRIGENTE COMPIE SONO MOTIVATE ( ma potrebbero essere anche inconscie, ed in tal caso  l'adesione ad una linea strategica è ancor più pregnante) DALLA COLLOCAZIONE CHE SI VUOL DARE AL PAESE. Sappiamo bene che l'Italia, per la sua collocazione geografica( penisola protesa al centro del Mediterraneo),  si trova in una posizione di AMBIGUITà  geopolitica. Dopo la sua riunificazione, il nostro paese ha sempre oscillato fra il mare ed il continente. ( Prima NO! Perchè il Sud stava col <Mare> mentre la Padania stava col <Continente> ). Le scelte continentali sono finora state nefaste ( pensiamo alle nostre sconfitte in Africa a fine ottocento, dovute alle palesi ostilità di Francia ed Inghilterra.) E tuttavia oggi riteniamo la scelta Eurasiatica l'unica praticabile oggi come ieri,  una politica estera che con lungimiranza aveva intravisto Mussolini. Giorgio Vitali.
[Nota finale: è molto interessante l'atteggiamento di Eisenhower che, nell'interesse USA e contro quello dell'Inghilterra, pone fine alle cosiddette "trattative" dei Savoia.]

--- Ven 3/9/10, Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it> ha scritto:

Da: Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it>
Oggetto: I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO
A: "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>
Data: Venerdì 3 settembre 2010, 02:45

...andiamo ad ascoltarli? gc
-------------------------------------------
Il giorno 01 settembre 2010 17:39, Giorgio Prinzi <giorgioprinzi@libero.it> ha scritto:

COMUNICATO STAMPA

Associazione Socio - Culturale "Il Ponte"

 

PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Salvare il salvabile

La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943:

per gli Italiani il momento delle scelte

di Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Mercoledì 8 settembre 2010 alle ore 15,15

Aula del Pentagono

(secondo piano)

Piazzale Aldo Moro, 7

La tesi sostenuta nel volume "Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte" (Edizioni Nuova Cultura; Roma - 2010), di cui sono Autori Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari, è quella che la disastrosa gestione dell'Armistizio dell'8 settembre 1943, fu dovuta al fatto che la fazione filo germanica del vertice politico militare del tempo, con il probabile avallo del sovrano, intendeva le trattative armistiziali intraprese e portate avanti dalla fazione favorevole allo sganciamento dell'Italia dall'Asse, inteso come un vero e proprio cambio di fronte, come strumentali ad un piano, almeno in parte condiviso dai tedeschi, volto a carpire informazioni, attirarli in una trappola e ributtarli a mare con conseguenze dirette sulla tenuta, in quel periodo labile e vacillante, del fronte interno e sull'evoluzione stessa del conflitto in generale.

Una tesi originale ed innovativa, che, pur non supportata da prove documentali inoppugnabili, trova conferma in un quadro complessivo, sia indiziario che di elementi di fatto, convergente, che ha tra l'altro il pregio di spiegare in maniera logica e funzionale comportamenti sinora illogici ed incomprensibili.

Il libro giunge a conclusione di un percorso intrapreso da anni, che ha consentito di raccogliere preziose testimonianze e di confrontarsi in maniera critica con articoli e saggi da essa ispirati.

Si richiama in particolare l'attenzione di chi fosse interessato all'argomento oggetto del libro sull'esposizione che ne è stata fatta in un saggio pubblicato da "Rivista Militare", nel numero 1 del gennaio/febbraio 2006, il cui "pdf" è scaricabile dalla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/armistizio.pdf. Altri articoli di carattere generale e non specifico nell'ottica del volume relativi al tema dell'Armistizio e della Battaglia per Roma sono consultabili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/8s2006.htm.

Di recente entrambi gli Autori hanno partecipato al Convegno di Studi "Settembre 1943 - L'Armistizio in Puglia: i giorni delle scelte", svoltosi a Matino, in provincia di Lecce, il 31 maggio 2009. Gli Atti del convegno, in cui viene fatto cenno (da fine pagina 28 e seguenti) anche alla tesi sviluppata nel volume "Salvare il salvabile", sono disponibili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/tomo10.03.pdf, più in generale dalla pagina web del sito http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/quadrosommari.htm sono scaricabili le annate digitalizzate della rivista specialistica "il Secondo Risorgimento d'Italia", organo dell'Associazione Nazionale dei Combattenti della Guerra di Liberazione.

Dalla quarta di copertina

A giudizio di chi scrive l'errore sistematico, che con questo volume s'intende superare, è che sinora gli avvenimenti relativi all'armistizio dell'8 settembre 1943 e agli eventi che ne seguirono sono stati giudicati con il senno del poi, nell'ottica della situazione venutasi a creare nel dopoguerra e del clima culturale dominante. Questa è un'ottica che i protagonisti del tempo non potevano avere, pertanto il loro approccio logico doveva inevitabilmente essere differente, persino sui risultati finali del conflitto, che la classe dirigente nazista era convinta di potere ancora volgere a proprio favore.

Gli italiani erano stati informati dello sforzo per realizzare risolutive "armi segrete" proprio nella riunione di Feltre del 19 luglio 1943, giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma. Mussolini, in quell'occasione, rimase a tal punto affascinato e succube dell'esposizione di Hitler da non fare cenno alcuno all'intenzione che stava maturando in alcuni ambienti italiani di uscire dal conflitto. Questo fu probabilmente determinante a creare un clima favorevole a un suo avvicendamento, che come abbiamo visto fu equivoco (la guerra continua) e finalizzato alla tenuta del fronte interno e al mantenimento dell'ordine pubblico.

Se il doppio gioco di Badoglio, del quale parla Churchill, doveva avvenire ai danni degli angloamericani e non dei Tedeschi, molte delle cose incomprensibili e non ancora chiarite di quei giorni possono venire riviste sotto nuova luce e persino razionalmente spiegate. In questo volume si avanza l'ipotesi dell'inganno strategico ovvero attirare in una trappola gli Alleati, farli sbarcare, fingere inizialmente di combattere e poi o decidere la resa, rispettando i patti, oppure ributtarli a mare, con i Tedeschi compartecipi del disegno. Forse diffidavano, ma in questo caso le assicurazioni di Badoglio e di Vittorio Emanuele a Rahn devono venire lette sotto un'ottica diversa da quella corrente, che attribuisce loro un'incredibile faccia di bronzo. Gli avvenimenti cominciarono a precipitare solo nel pomeriggio dell'8 settembre, quando apparve chiaro che Eisenhower non era disponibile a sentire ragioni e che la parte italiana doveva "prendere o lasciare", cioè continuare il gioco pericolosamente oltre il previsto, avallando uno strumentale armistizio, oppure denunziare gli accordi di Cassibile, ma compromettere la fase cruciale dell'inganno strategico che avrebbe dovuto concretizzarsi entro pochi giorni.

Altro punto che sembra accreditare la nostra tesi, ed in particolare che la cosiddetta "fuga da Roma" avesse inizialmente come meta Chieti e non Brindisi, è l'atteggiamento tenuto dai membri della comitiva regia nella sosta presso i duchi di Bovino, dai quali si erano recati a pranzo. Il Sovrano, che fece notare di avere nel portafogli una somma di poco superiore alle mille lire dell'epoca, il duca d'Acquarone, che confessò di avere con se solo il vestito che indossava, Badoglio che rafforzò le sue convinzioni con un riferimento alle sue origini piemontesi, tutti ribadirono; e con enfasi, che l'allontanamento da Roma sarebbe stato un evento di pochi giorni. Sono affermazioni incomprensibili, addirittura da scriteriati, se le si giudica alla luce di come sappiamo andarono a finire le cose; al contrario, se le si interpreta alla luce della nostra tesi, che la cosiddetta "fuga da Roma" doveva essere, portandosi al limite del versante opposto dell'Appennino, un prudenziale allontanamento dalla costa tirrenica e dall'area di Roma dove avrebbe dovuto infuriare – così si pensava – una violenta battaglia aeronavale e terrestre per respingere più teste di ponte di un massiccio sbarco previsto in forze, allora queste strane e sinora illogiche affermazioni di ottimismo acquistano significato e soprattutto si spiegano in maniera logica e pertinente. Il volume presenta questa tesi che può essere accettata o meno, ma con l'ottica che alla fine di questi inganni reciproci, si dissolse ogni potere per la Monarchia e per gli Italiani arrivò il momento delle scelte, dalle quali si creò l'architettura della Guerra di Liberazione

Il Volume è disponibile, su richiesta, in ogni libreria nazionale.

"Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte"

di Giorgio Prinzi, Massimo Coltrinari

Collana "Storia e Laboratorio"

Edizioni Nuova Cultura; Roma 2010

euro 20,00 - ISBN9788861344235

Gennaro Guerriero  Direttore generale

gennaroguerriero@nuovacultura.it

telefono:  06 97613088

Rivista "il Secondo Risorgimento d'Italia"

Collana "Storia e Laboratorio"

risorgimento23@libero.it

 




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venerdì 3 settembre 2010

I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO

Premetto che ho la massima fiducia nella libertà di giudizio dell'amico Giorgio Prinzi, che si è sempre mosso con molta spregiudicatezza nel campo delle ricerche storiche più o meno recenti. Premetto inoltre che, a fronte  di una situazione disastrosa come quella in cui si trovava l'Italia in quei frangenti la soluzione non poteva che essere di un certo tipo. Che-more italico- ci sia stato qualcuno che voleva giocare a rimpiattino non metto in dubbio. Ma certamente non era Badoglio, completamente rincoglionito, né quell'accozzaglia di coglioni dei generali italiani. Gli ammiragli poi erano COMPLETAMENTE nelle "mani" degli inglesi. Che fino all'ultimo momento si sia cercato di tergiversare è plausibile. Che la "pressione" della opinione pubblica  ( i singoli cittadini ed i semplici militari ) stanca della guerra e soprattutto delle sistematiche sconfitte abbia potuto agire sui capi come ulteriore "spinta" a <chiudere il capitolo> è verissimo.
A questo punto subentrano alcuni fattori.
1) L'interesse degli "stranieri" occupanti ad avere qualcuno con cui trattare ( si fa sempre così) vedi Iraq ed Afghanistan oggi.
2) L'interesse di quel "qualcuno" a NON farsi scavalcare da altre e più temibili "gerarchie parallele" ( vedi il Re al Sud.)
3) L'interesse dell'occupante a togliersi dalle palle un coinquilino rompiscatole ( Kesselring che facilita la "fuga" del Savoia, in cambio del "ritrovamento" e della "sceneggiata" sul palcoscenico mondiale della liberazione di Mussolini.)
4) Interesse di Mussolini a portare avanti una "rivoluzione" fino ad allora appena accennata perchè bloccata per decenni da eventi del tutto esterni ( crisi del '29 conseguenze a cascata) e della quale era SICURAMENTE interessato a mostrare concretamente la FATTIBILITA'. [ Stabilito pertanto che questo era l'interesse primario, c'era inoltre da difendere il difendibile dell'Italia del Centro Nord, la fiducia del fascisti, che si dimostrarono in numero assai maggiore di quelli previsti e prevedibili, e la "speranzella" che, se fossero entrate in funzione le "armi segrete", non tutto sarebbe stato perduto.] Un altro fattore dovrebbe essere preso in considerazione, che è per noi il più importante nell'analisi storica dei conflitti: il fattore Geopolitico. NOI riteniamo infatti che il vero movente della LOTTA POLITICA sia il fattore geopolitico, nel senso che LE SCELTE FONDAMENTALI CHE UNA CLASSE DIRIGENTE COMPIE SONO MOTIVATE ( ma potrebbero essere anche inconscie, ed in tal caso  l'adesione ad una linea strategica è ancor più pregnante) DALLA COLLOCAZIONE CHE SI VUOL DARE AL PAESE. Sappiamo bene che l'Italia, per la sua collocazione geografica( penisola protesa al centro del Mediterraneo),  si trova in una posizione di AMBIGUITà  geopolitica. Dopo la sua riunificazione, il nostro paese ha sempre oscillato fra il mare ed il continente. ( Prima NO! Perchè il Sud stava col <Mare> mentre la Padania stava col <Continente> ). Le scelte continentali sono finora state nefaste ( pensiamo alle nostre sconfitte in Africa a fine ottocento, dovute alle palesi ostilità di Francia ed Inghilterra.) E tuttavia oggi riteniamo la scelta Eurasiatica l'unica praticabile oggi come ieri,  una politica estera che con lungimiranza aveva intravisto Mussolini. Giorgio Vitali.
[Nota finale: è molto interessante l'atteggiamento di Eisenhower che, nell'interesse USA e contro quello dell'Inghilterra, pone fine alle cosiddette "trattative" dei Savoia.]

--- Ven 3/9/10, Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it> ha scritto:

Da: Giovanna Canzano <giovanna.canzano@yahoo.it>
Oggetto: I: Re: L'ARMISTIZIO DELL'8 SETTEMBRE 1943: UN GIOCO D'AZZARDO PERSO DI BRUTTO
A: "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>
Data: Venerdì 3 settembre 2010, 02:45

...andiamo ad ascoltarli? gc
-------------------------------------------
Il giorno 01 settembre 2010 17:39, Giorgio Prinzi <giorgioprinzi@libero.it> ha scritto:

COMUNICATO STAMPA

Associazione Socio - Culturale "Il Ponte"

 

 

 

PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Salvare il salvabile

La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943:

per gli Italiani il momento delle scelte

di Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari

 

Consiglio Nazionale delle Ricerche

Mercoledì 8 settembre 2010 alle ore 15,15

Aula del Pentagono

(secondo piano)

Piazzale Aldo Moro, 7

 

 

 

La tesi sostenuta nel volume "Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte" (Edizioni Nuova Cultura; Roma - 2010), di cui sono Autori Giorgio Prinzi e Massimo Coltrinari, è quella che la disastrosa gestione dell'Armistizio dell'8 settembre 1943, fu dovuta al fatto che la fazione filo germanica del vertice politico militare del tempo, con il probabile avallo del sovrano, intendeva le trattative armistiziali intraprese e portate avanti dalla fazione favorevole allo sganciamento dell'Italia dall'Asse, inteso come un vero e proprio cambio di fronte, come strumentali ad un piano, almeno in parte condiviso dai tedeschi, volto a carpire informazioni, attirarli in una trappola e ributtarli a mare con conseguenze dirette sulla tenuta, in quel periodo labile e vacillante, del fronte interno e sull'evoluzione stessa del conflitto in generale.

Una tesi originale ed innovativa, che, pur non supportata da prove documentali inoppugnabili, trova conferma in un quadro complessivo, sia indiziario che di elementi di fatto, convergente, che ha tra l'altro il pregio di spiegare in maniera logica e funzionale comportamenti sinora illogici ed incomprensibili.

Il libro giunge a conclusione di un percorso intrapreso da anni, che ha consentito di raccogliere preziose testimonianze e di confrontarsi in maniera critica con articoli e saggi da essa ispirati.

Si richiama in particolare l'attenzione di chi fosse interessato all'argomento oggetto del libro sull'esposizione che ne è stata fatta in un saggio pubblicato da "Rivista Militare", nel numero 1 del gennaio/febbraio 2006, il cui "pdf" è scaricabile dalla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/armistizio.pdf. Altri articoli di carattere generale e non specifico nell'ottica del volume relativi al tema dell'Armistizio e della Battaglia per Roma sono consultabili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/associazione/manifestazioni/ottosettembre/8s2006.htm.

Di recente entrambi gli Autori hanno partecipato al Convegno di Studi "Settembre 1943 - L'Armistizio in Puglia: i giorni delle scelte", svoltosi a Matino, in provincia di Lecce, il 31 maggio 2009. Gli Atti del convegno, in cui viene fatto cenno (da fine pagina 28 e seguenti) anche alla tesi sviluppata nel volume "Salvare il salvabile", sono disponibili alla pagina web http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/tomo10.03.pdf, più in generale dalla pagina web del sito http://www.secondorisorgimento.it/rivista/sommari/quadrosommari.htm sono scaricabili le annate digitalizzate della rivista specialistica "il Secondo Risorgimento d'Italia", organo dell'Associazione Nazionale dei Combattenti della Guerra di Liberazione.

 

 

 

 

Dalla quarta di copertina

A giudizio di chi scrive l'errore sistematico, che con questo volume s'intende superare, è che sinora gli avvenimenti relativi all'armistizio dell'8 settembre 1943 e agli eventi che ne seguirono sono stati giudicati con il senno del poi, nell'ottica della situazione venutasi a creare nel dopoguerra e del clima culturale dominante. Questa è un'ottica che i protagonisti del tempo non potevano avere, pertanto il loro approccio logico doveva inevitabilmente essere differente, persino sui risultati finali del conflitto, che la classe dirigente nazista era convinta di potere ancora volgere a proprio favore.

Gli italiani erano stati informati dello sforzo per realizzare risolutive "armi segrete" proprio nella riunione di Feltre del 19 luglio 1943, giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma. Mussolini, in quell'occasione, rimase a tal punto affascinato e succube dell'esposizione di Hitler da non fare cenno alcuno all'intenzione che stava maturando in alcuni ambienti italiani di uscire dal conflitto. Questo fu probabilmente determinante a creare un clima favorevole a un suo avvicendamento, che come abbiamo visto fu equivoco (la guerra continua) e finalizzato alla tenuta del fronte interno e al mantenimento dell'ordine pubblico.

Se il doppio gioco di Badoglio, del quale parla Churchill, doveva avvenire ai danni degli angloamericani e non dei Tedeschi, molte delle cose incomprensibili e non ancora chiarite di quei giorni possono venire riviste sotto nuova luce e persino razionalmente spiegate. In questo volume si avanza l'ipotesi dell'inganno strategico ovvero attirare in una trappola gli Alleati, farli sbarcare, fingere inizialmente di combattere e poi o decidere la resa, rispettando i patti, oppure ributtarli a mare, con i Tedeschi compartecipi del disegno. Forse diffidavano, ma in questo caso le assicurazioni di Badoglio e di Vittorio Emanuele a Rahn devono venire lette sotto un'ottica diversa da quella corrente, che attribuisce loro un'incredibile faccia di bronzo. Gli avvenimenti cominciarono a precipitare solo nel pomeriggio dell'8 settembre, quando apparve chiaro che Eisenhower non era disponibile a sentire ragioni e che la parte italiana doveva "prendere o lasciare", cioè continuare il gioco pericolosamente oltre il previsto, avallando uno strumentale armistizio, oppure denunziare gli accordi di Cassibile, ma compromettere la fase cruciale dell'inganno strategico che avrebbe dovuto concretizzarsi entro pochi giorni.

Altro punto che sembra accreditare la nostra tesi, ed in particolare che la cosiddetta "fuga da Roma" avesse inizialmente come meta Chieti e non Brindisi, è l'atteggiamento tenuto dai membri della comitiva regia nella sosta presso i duchi di Bovino, dai quali si erano recati a pranzo. Il Sovrano, che fece notare di avere nel portafogli una somma di poco superiore alle mille lire dell'epoca, il duca d'Acquarone, che confessò di avere con se solo il vestito che indossava, Badoglio che rafforzò le sue convinzioni con un riferimento alle sue origini piemontesi, tutti ribadirono; e con enfasi, che l'allontanamento da Roma sarebbe stato un evento di pochi giorni. Sono affermazioni incomprensibili, addirittura da scriteriati, se le si giudica alla luce di come sappiamo andarono a finire le cose; al contrario, se le si interpreta alla luce della nostra tesi, che la cosiddetta "fuga da Roma" doveva essere, portandosi al limite del versante opposto dell'Appennino, un prudenziale allontanamento dalla costa tirrenica e dall'area di Roma dove avrebbe dovuto infuriare – così si pensava – una violenta battaglia aeronavale e terrestre per respingere più teste di ponte di un massiccio sbarco previsto in forze, allora queste strane e sinora illogiche affermazioni di ottimismo acquistano significato e soprattutto si spiegano in maniera logica e pertinente. Il volume presenta questa tesi che può essere accettata o meno, ma con l'ottica che alla fine di questi inganni reciproci, si dissolse ogni potere per la Monarchia e per gli Italiani arrivò il momento delle scelte, dalle quali si creò l'architettura della Guerra di Liberazione

 

 

Il Volume è disponibile, su richiesta, in ogni libreria nazionale.

"Salvare il salvabile. - La crisi armistiziale dell'8 settembre 1943: per gli Italiani il momento delle scelte"

di Giorgio Prinzi, Massimo Coltrinari

Collana "Storia e Laboratorio"

Edizioni Nuova Cultura; Roma 2010

euro 20,00 - ISBN9788861344235

 

 

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LETTERA AGLI EUROPARLAMENTARI CONTRO LA VIVISEZIONE

Ante Scriptum.

Della Brambilla e di Veronesi ho sentito dire cose pessime.. ma forse
si tratta solo di dicerie di gente invidiosa.. Ad esempio della
"rossa" amica del Berlusca dicono che abbia organizzato i pulman di
scalmanati per far gazzarra alle riunioni dei finiani. Mentre del buon
Veronesi, che si professa vegetariano, dicono che sia favorevole alle
lobbyes farmaceutiche ed altro ancora. Non so se queste notizie siano
vere.. comunque la petizione in cui essi chiedono al Parlamento
Europeo di modificare la legge sulla vivisezione mi sembra ampiamente
condivisibile.
Paolo D'Arpini

Revisione della direttiva 86/609 sulla vivisezione
LETTERA APERTA A TUTTI I PARLAMENTARI EUROPEI


Onorevoli deputati,

 a partire dall'8 settembre il Parlamento europeo esaminerà in seconda
 lettura la proposta di revisione della direttiva 86/609 sull'utilizzazione
 degli animali per scopi scientifici.

 Noi primi firmatari e garanti del manifesto "La Coscienza degli Animali",
 già sottoscritto da migliaia cittadini, non possiamo che dirci sorpresi e
 sconcertati dai contenuti di tale testo.

 La revisione che il Parlamento europeo si appresta ad esaminare non
 persegue con sufficiente determinazione l'obiettivo di ricercare e
 diffondere metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, pratica
 che offende il sentimento collettivo. Inoltre condanna ad una morte
 ingiusta quanto inutile anche gli animali d'affezione.

 A puro titolo d'esempio ricordiamo che la bozza approvata dal Consiglio
 europeo apre alla sperimentazione su cani e gatti randagi, consente il
 riutilizzo di animali già sottoposti ad esperimenti, permette la
 sperimentazione senza anestesia, autorizza interventi invasivi su animali
 per scopi didattici e ammette procedure di tortura quali il nuoto forzato
 fino all'esaurimento o l'isolamento di cani o primati per lunghi periodi.

 Si tratta con tutta evidenza di pratiche crudeli nei confronti di esseri
 che hanno un elevato livello di sensibilità e, in molti casi, sviluppano
 veri e propri sentimenti simili a quelli dell'uomo. Ammettere questi atti
 di violenza non ci sembra certo in linea con i principi delle istituzioni
 civili né indispensabile per gli scopi scientifici che tutti vogliamo
 perseguire.

L'Unione europea ha già dato prova di saggezza e lungimiranza vietando
    entro il 2013 la vendita di tutti i prodotti cosmetici testati su
animali.

Ora, onorevoli deputati, ci rivolgiamo a voi perché, nello stesso spirito,
vogliate confermare che infliggere inutili sofferenze agli animali è
contrario ai principi della nostra civiltà e che lo sviluppo della ricerca
scientifica, necessita oltre che di adeguato sostegno finanziario, anche
di uno sforzo nella direzione del definitivo superamento della
sperimentazione su animali a favore di metodi alternativi ad essa.

Michela Vittoria Brambilla, Umberto Veronesi.

Petizione condivisa da Paolo D'Arpini del Circolo Vegetariano VV.TT.

Firma per contrastare la vivisezione al link:
http://www.lacoscienzadeglianimali.it/

............................

Pubblicato su:
http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2010/09/revisione-della-direttiva-86609-sulla.html

giovedì 2 settembre 2010

R: Hitler "ebreo"?

Ma mi faccia il piacere, avrebbe chiosato il grande Totò! Roba vecchia, stracciarolo!! Adesso l'hanno meglio imbastista con il DNA. Comunque non cambia proprio nulla nella sostanza. Attenzione a non abboccare all'amo!!! E mi fermo qui per carità di patria!!!!!!!!!!

----Messaggio originale----
Da: vitali.giorgio@yahoo.it
Data: 31/08/2010 19.36
A: "Enrico Galoppini"<enrico.galoppini@tin.it>
Cc: "Fabrizio Brizi"<titto.7@fastwebnet.it>, "Giancarlo Paccapelo"<bagabel@hotmail.it>, "GianMario Monaldo"<gianmariomonaldo@alice.it>, "Gian Paolo Pucciarelli"<cotbwp@tin.it>, "Nazzareno Mollicone"<nmollic@tiscali.it>, "Gianfranco Spiezia"<spiezia.gianfranco@libero.it>, "romolo sabatini"<romolosabatini@libero.it>, "Roberto Cozzolino"<omeoron@virgilio.it>, "Silvio Chiacchiararelli"<silchi48@libero.it>, "Biamonte"<biamonte@inwind.it>, "maufil"<maufil@alice.it>, "roberto sestito"<roberto.sestito@gmail.com>, "VEIENTEFURENTE"<veientefurente@alice.it>, "Giuseppe Turrisi"<giuseppeturrisi@leonardo.it>, "Piero Calò"<p.calo@trenitalia.it>, "Alex Batocchi"<montefeltro@hotmail.it>, "Filippo Fortunato Pilato"<free@webnostrum.com>, "Giovanna Canzano"<giovanna.canzano@yahoo.it>, "Giorgio MAIL2"<vitali.giorgio.vitalicus@blogger.com>, "Barbona Aldo"<cabar.viola@tiscali.it>, "Luca Vitali"<luca.vitali@uniroma2.it>, "Camillo Coppola"<camillo.coppola@tin.it>, "Alba Mediterranea"<albamediterranea@gmail.com>, "Ubaldo Croce"<ubaldo.croce@tin.it>
Ogg: R: Hitler "ebreo"?

NON FA UNA PIEGA! IL FATTO è CHE LA QUESTIONE, LENTAMENTE MA INESORABILMENTE, VIENE A GALLA. IL MOTIVO DEL CONTENDERE, IN SE STESSO, è LA PALESTINA IN QUANTO LUOGO GEOGRAFICAMNTE PERFETTO ( Terra santa!) E' in questo territorio che i filosofi alessandrini (Clemente, Filone, Cirillo ) hanno posizionato il loro personaggio mitico: Gesù. Per il suo predicozzo triennale che altri non era che insegnamento SINCRETICO ELLENISTICO ( Platone, Pitagora, Seneca, Misteri Eleusini etc...) esposto per parabole, proverbi e quant'altro. NON si spiegherebbe altrimenti l'interesse geo-politico espresso per quei luoghi...SANTI, dai potentati pre-romani, all'Impero detto Bizantino ( in realtà ed a tutti gli effetti...romano), al Papato, alle Crociate, ai cavalieri chi più ne ha più ne metta, agli anacoreti,agli stiliti ( attenzione !! non ho scritto stilisti, anche se.... a sedersi sulle punte aguzze di quelle colonne....sai che..emorroidi!), ai benedettini, ai francescani....alla GB, agli USA e, in via del tutto indiretta, ai tedeschi ( che si sono mossi con grande astuzia, dopo la prima botta presa nel 1918, ai russi. Oggi il conflitto intraisraele è LINGUISTICO. Come ben sanno coloro che controllano quella immigrazione. LA STORIA DEL SIONISMO, QUELLA VERA, SPIEGA IL RESTO. Volendo si potrebbe anche risalire all'OPERA PRIMA di STALIN, quella dedicata proprio, su incarico di Lenin, alle nazionalità. ULTIMA CONSIDERAZIONE SUL TEMA: DOMENICA SCORSA REPUBBLICA HA PUBBLICATO LA NOTIZIA CHE EDDA CIANO NON ERA FIGLIA DI RACHELE. LA NOTIZIA GIRAVA DA QUALCHE TEMPO. La donna, infatti, assomigliava ben poco agli altri fratelli. Pare fosse figlia della Balabanoff, ebrea russa, socialista rivoluzionaria, amante di Mussolini. NON STUPISCE CHE BENITO se la sia tenuta ed l'abbia imposta a Rachele. Le due donne pare si detestassero. Anche questa notizia mette in ballo, in un modo o nell'altro, gli ebrei col fascismo. Se è per quello si potrebbe parlare anche della Sarfatti, molto più ATTIVA nella creazione del mito del Duce, oppure del Toeplitz, fondatore della Banca Commerciale. Alla fine del secondo conflitto la Balabanoff scrisse un libro sul defunto Duce definendolo "traditore". La focosa rivoluzionaria intendeva che il Duce l'aveva sessualmente tradita. I coglioni italiani hanno creduto intendesse dire che Mussolini aveva tradito il socielismo. NELLA SITUAZIONE IN CUI CI TROVIAMO L'ESERCIZIO DI TROVARE UN PAGLIAIO DENTRO L'AGO PARE SIA REDDITIZIO. GV.   

--- Mar 31/8/10, Enrico Galoppini <enrico.galoppini@tin.it> ha scritto:

Da: Enrico Galoppini <enrico.galoppini@tin.it>
Oggetto: Hitler "ebreo"?
A: vitali.giorgio@yahoo.it
Data: Martedì 31 agosto 2010, 17:26



----Messaggio originale----
Da: enrico.galoppini@tin.it
Data: 31-ago-2010 16.59
A:
Ogg: R: ???

Allora, questa cosa è stata messa in prima pagina da "Il Giornale" alcuni giorni fa, con tanto di foto gigante!
Delle due l'una: o si divertono a intorbidire le acque o è un segno che la loro fine è vicina. Oppure che chi sta praticando una certa linea geopolitica (Berlusca) le manda a dire al B'nai B'rith e soci: non mi risulta che altri quotidiani abbiano strombazzato la cosa (la Repubblica o Il Manifesto dovrebbero stracciarsi le vesti per notizie simili). Un linea geopolitica eurasiatica non può non essere anche Mediterranea, poiché l'Eurasia, intesa come idea-forza, non è l'Europa più l'Asia, ma è tutto il "vecchio mondo", col "nuovo" che finalmente torna in mano agli autoctoni (v. Morales, Chavez ed altri).
Ora, per orientarsi bisogna sempre considerare cosa ha in testa la massa: una "notizia" del genere è semplicemente devastante, no?
Eppure, non c'è stato nessuno scandalo. Niente di niente, mentre a rigor di logica tutti i tg avrebbero dovuto aprire con questa notizia.
Allora ci sta che queste cose escano perché solo alcuni "addetti ai lavori" ragionino e si rendano conto di che cos'è stato il "nazismo" e cosa significa il dopo (creazione dello "Stato di Israele" grazie all'"Olocausto"). Se Hiltler sapeva di essere (in parte) "ebreo" (è strano che quando fu al potere la sua famiglia non era pubblicamente nota, come quella di Mussolini), ciò dimostra che - com'è sempre stato - dall'interno di quella "cultura" esce sempre uno che si "ribella" (v. Torquemada, ebreo convertito). Insomma, si fanno a pezzi anche tra di loro: infatti il Sionismo è solo un "partito antitradizionale" del Giudaismo che sta avendo la meglio, e per far ciò attacca anche i cabalisti ortodossi... Che cosa ha fatto alla fine il "nazismo", tra le cui fila - in specie coloro che si occupavano della "questione ebraica" (cito tra tutti Hans Frank, governatore della Polonia, dove erano tutti i "campi di sterminio"...) - non pochi caporioni erano "ebrei"? Ha favorito l'emigrazione coatta di ebrei in Palestina, e chi non ci stava... Arbeit macht Frei! Una linea geopolitica conflittuale con quella di un'Eurasia con al centro Roma.
Si rifletta sul fatto che gli interessi odierni tedeschi in "Israele" sono cospicui, mentre per l'Italia esso è solo un impiccio (tutti gli statisti italiani seri sono stati "filo-arabi").
Ma c'è dell'altro: siccome qua si accampano ricerche sul dna... beh, alla faccia! Ma non erano una religione? Ma noi sappiamo che l'ebreo coltiva un vero culto del sangue (il Fascismo no!)... e in questo il "nazismo" è stato perfettamente "ebraico".






----Messaggio originale----
Da:
Data: 27-ago-2010 0.51
A:
Ogg: ???

cos'è sta roba?

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo489335.shtml







mercoledì 1 settembre 2010

Fwd: Article from Global Research Un articolo economico molto interessante

UN ARTICOLO ECCEZIONALE PER LA CHIAREZZA E LA SEMPLICITà DELL'ESPOSIZIONE. QUESTO è QUANTO VOGLIAMO E LOTTEREMO PER OTTENERLO. COSTI QUEL CHE COSTI. GV.

--- Mer 1/9/10, Mauro Damiani <mauro.damiani@gmail.com> ha scritto:

Da: Mauro Damiani <mauro.damiani@gmail.com>
Oggetto: Fwd: Article from Global Research Un articolo economico molto interessante
A: "Giorgio Vitali" <vitali.giorgio@yahoo.it>
Data: Mercoledì 1 settembre 2010, 16:56



---------- Forwarded message ----------
From: Mauro Damiani <mauro.damiani@gmail.com>
Date: 2010/9/1
Subject: Article from Global Research Un articolo economico molto interessante
To: ivo bandi <bandi.ivo@hotmail.it>


Risolvere in modo semplice e facile l`odierna crisi economica.

Read the article at

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13982


"Si fa per dire...." Commenti rubati alle folle sulla costa adriatica - Velina D'Arpina del 1 settembre 2010

Si fa per dire...

Ed allora di cosa si parla nel budello adriatico? Quali sono i
commenti della costa emiliana e romagnola e marchigiana,
tradizionalmente rivolta ad oriente e quindi più libera dall'influenza
occidentale? Tanto per cominciare abbiamo la Festa di Finilandia, il
trasgressore, che raccoglie tutti i transfughi del partito dell'amore.
Bandiere tricolori a iosa e nemmeno un segnale dell'ex appartenenza al
PDL. Ma nella pratica le feste dell'Emilia Romagna son tutte uguali,
che si tratti di Unità, Liberazione o Finilandia, alla base ci sono i
soliti tortellini, salsicce e grigliate per tutti... Un commento
popolare rubato alla folla? "Almeno adesso Fini la smetta di masticare
chewing gum..".

Sulla costa bassa invece l'attenzione é presa dai
fatti islamici, tutti parlano di sfregi, accoltellamenti, molestie,
fatte alle donne adriatiche da "marocchini" assatanati. Mentre le
hostess di Ghedaffi si convertono per "denaro" ed imperversano le
polemiche sulle lapidazioni di mogli "fedigrafe" in Iran non poteva
certo passare inosservata la visita del Chebaffi, il conducator
cirenaico, a Roma... In effetti anche nelle altre occasioni della sua
venuta per incontrare il suo "socio in affari", il Cavalier Arconte,
mi sono occupato di rilasciare comunicati e veline..

Anche stavolta, approfittando di una missiva "quasi" in tema ricevuta
dal buon Giorgio Vitali di Ravenna, ho voluto sparare qualche
"scud"... mi si perdoni l'ardire...:

Così, mentre leggevo sui giornali le sparate mediatiche del "folletto"
Chebaffi, stamattina mi sono interrogato, sorseggiando il mio
cappuccino bollente in quel di Treia, sulla stupidità umana e sulla
strumentalizzazione che si fa del proprio potere di ricatto. Ricordo
ad esempio quando ero in transito nell'Impero del Centro Africa (ex
Republique Centrafricaine) c'era un imperatore pazzo (un tal Bokassa,
che dicono mangiasse pure i bambini). Tale imperatore aveva il vezzo
di farsi portare in lettiga dai concessionari diamantiferi… tutti
europei, i quali -per paura di perdere le concessioni- si adattavano a
portare in trionfo il "tronfio"… Così stamattina mentre apprendevo
delle nuove richieste fatte dal rais cirenaico: "cinque miliardi
subito .. o l'Europa sarà come l'Africa.." mi sono ricordato delle
dicerie raccontate sul Chebaffi.

"… Si dice che egli sia figlio di un ufficiale italiano in Libia… ed é
per questo che conosce bene la tendenza italica al ricatto…".

Machiavelli ha fatto più danni di Attila, egli insegnò il valore della
furbizia politica (ideologica) mentre il povero Guicciardini, si
dovette accontentare di fare la parte del Confucio italiano.. la
"forza delle sue idee" poco ha influito sul sistema sociale dello
stivale (proteso verso la quarta sponda e verso gli affari privati di
Berluskaiser e Chebaffi)…

Improvvisamente mi é tornata alla memoria quella poesia di Costantino
Kavafis che descrive la sfacciataggine di un un "re della Tripolitania
occidentale" che va in visita ad Alessandria spacciandosi per dotto
greco.. ma lascio da parte queste considerazioni e passo ad altre
elucubrazioni "vitaliche"

Paolo D'Arpini - www.circolovegetarianocalcata.it

IN ONORE DEI NOSTRI "GRANDI"
Debbo, e il bisogno spingemi
che sal su dai precordi
dei nostri e altrui grandi uomini
parlare presto o tordi

onde dei più notevoli
di cui narransi i fasti
vo' rammentare quei celebri
ch'hanno sul Pincio i basti

Parlerò di Cristoforo
che dopo cruda pugna
salpò verso l'America
da un porto della Spugna

o pur di Silvio Pellico
sfuggito all'austra forca
della cui vita eroica
recise il fil la Porca

o scultor Michelangelo
baciato dalla Musa
che ornasti con la cupola
di San Pietro la Chiusa

e tu, divino artefice
pittore sovrumano
moristi troppo giovane
Raffaello d'Urbano!

Di guerra n'ebbe a esprimere
eroi dal proprio seno
l'Italia! Bastin: Scevola
e Umbertto Biancameno!

Onde dico agli immemori:
<La Storia non si trucca!
E' un fatto, non già favola,
quello di Pietro Mucca!>

Lasciam pur nella Gloria
nei loro aurati stalli
Shakespeare, Balilla, Franklin,
Leonardo e Macchiavalli;

e fra cultor di musica
di qui e fuori casa
Verdi, Rossini, Wagner,
Debussy e Cimarasa.

Tutti color che furono
d'Arte e di Scienza Lumi,
venera e unisce il Popolo
con ben saldi legumi

Infin solo dispiacemi
che non so rammentare
chi disse - e chiedo venia-
<< Rinnovarsi o Perare!>>

(Georgius Vitalicus)