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giovedì 1 luglio 2010

I: 'CANALE MUSSOLINI', AVVINCENTE EPOPEA

FINALMENTE UN'POPEA, CHE NON POTEVA CHE ESSERE NEL NOME DI......

--- Gio 1/7/10, NapoLibera <napolibera@giannicaroli.eu> ha scritto:

Da: NapoLibera <napolibera@giannicaroli.eu>
Oggetto: 'CANALE MUSSOLINI', AVVINCENTE EPOPEA
A: vitali.giorgio@yahoo.it
Data: Giovedì 1 luglio 2010, 17:54

 
 
 

<CANALE MUSSOLINI>, AVVINCENTE EPOPEA

 

di Gianni Caroli

 

E' un risultato del tutto fuori dimensione, assolutamente sproporzionato alle attuali condizioni storiche della 'serva Italia' odierna, il romanzo <Canale Mussolini>, opera del narratore  Antonio Pennacchi, alle prese con un soggetto di grandiosa dimensione mitica.

Ossia la lotta ed il combattimento degli uomini 'di ieri' alle prese col tema, altrettanto gigantesco, della bonifica alle paludi Pontine,  territori atavicamente interdetti al piede umano, perché malàrici e insani fin dai tempi dei tempi.

Dunque il 'regesto', detto in senso proprio, difficilmente comprensibile alle menti piccine; quelle allevate dai media monopolistici di pensiero unico anglo-sassone.

Minimalista cioè, alla maniera di Geremia Bentham, e di Goldmann&Sachs.

Perché al contrario, in <Canale Mussolini> , si tratta e si racconta, col piglio baldanzoso del cantastorie antico, di quelle imprese enormi di respiro millenario; 'res gestae', quei fatti compiuti che contrassegnano  la 'yùbris' umana; e poi la conseguente 'nèmesis', da divina invidia di quanto compiuto, a dispetto di 'loro' fannulloni in Olimpo, da quelle operose formicuzze…..

Il latifondo dei nobili Caetani, che si vendicherà della espropriazione subita, per darne il regime la proprietà ai contadini operosi, collaborando poi con l' OSS americana durante l' invasione del '43-'44, che segna la fine di quella utopia progressiva: 'la terra a chi la lavora' !

E' per questo, allora, che  a designare nomi e cognomi dei protagonisti  questo romanzo popolare in forma storica, scritto con lingua tanto più colta ed incisiva quanto più aderente a quella dialettale (essenzialmente il veneto-emiliano-romagnolo, rifuso in un 'unicum' espressivo di efficacia straordinaria nel dare vita vera anche ai personaggi più ufficiali: Mussolini e Rossoni, per esempio), Pennacchi scelga quelli delle classicità poetiche: greca, longobarda, o melodrammatica-italiana che sia.

Così noi riviviamo in diretta le res gestae dello 'zio' Pericle, o dello 'zio' Temistocle; dello 'zio' Adelchi, dello zio Adrasto, e soprattutto della 'magica' zia Armida, Regina delle Api, dalle belle carni implacate per vedovanza di guerra.  E dei loro fratelli, figli, nipoti e cugini, tutti Peruzzi, tutti squadristi neri attaccabrighe e violenti  che si macchiano perfino, quasi senza volere ma per la forza del Fato, dell' abbietto omicidio di un prete di campagna  all' epoca della rivoluzione del '22.

Che va presa com' è, integralmente, prendere o lasciare, con i suoi 'pregi' e i suoi molti difetti….. perché è la Nostra Storia. E le rivoluzioni si facevano così, falce martello e manganello, e non solo allora.

Ed i Peruzzi, da questa storia nazionale rimossa,  popolare e rurale come da nostre origini italiane, si presero la Terra : la Terra ai Contadini, dando corpo e realtà alla parola d' ordine di tutti i movimenti sociali e socialisti anche nel secondo dopoguerra, gliela diede il Fascio, ed il volere, autoritario e prepotente, di Benito Mussolina. 'Il Duce', come  lo soprannominò in un libro famoso, da lei pubblicato a Londra ben ancor prima che in Italia, nel 1924, la sua amante e 'pigmaliona': Margherita Sarfatti, la sensualissima intellettuale ebrea che lo ebbe per amante durante ben vent' annni, dal 1913 ai primi Anni Trenta, quando il Concordato del '29 li separò per sempre.

La Storia , quella grande dei libroni,  però vissuta nella quotidianità più agreste e ruvida, minutamente descritta nei suoi rituali collettivi  e nella sua primordiale 'tékne' produttiva (come si fa un covone di grano ? come si scanna un porco ?), attraverso le vicissitudini di una famiglia patriarcale di proletari agricoli in cerca di un podere da possedere, e di una terra da fecondare: come il grembo delle molte donne che accanto a loro ne condividono gli sconvolgimenti, quale quello del vòmere dissodatore che tutto ne ispira.

Eventi personali e politici di un épos da emigranti, dalla natìa sponda veneta a sverginare la foresta palustre che fu, per millenni eterni, la piana avente per segnàcolo l' odissiaco Capo del Circeo.

Una storia affatto inedita, l' emigrazione da Nord verso Sud, dacchè la mèta dei racconti moderni sugli esodi nostrani si fissa regolarmente su quelli verso le Americhe, ignorando o rimuovendo, dopo Luchino Visconti nessuno lo ha più fatto, quello interno, ma ugualmente epocale: ad esempio, l' oggetto del 'Rocco e i suoi fratelli', racconto testoriano cui si avvicina maggiormente l' opera di Pennacchi.

Un poema però, piuttosto che un romanzo; o una tragica 'ballata', come è quella di Visconti&Tesori.

 Per la maggiore lena 'positiva' del suo respiro, per l' ampiezza dello sguardo su quegli avvenimenti, per la grandiosità  magnanima dell' architettura narratologica, per l' intensità sentimentale della partecipazione 'en personne', come nella 'Recherche' di Marcel Proust con 'io' narrante.

Ed infine per il piglio eroico che la informa.

E che, magistralmente, incatenandoci al leggìo durante quasi 500 pagine fitte, lo scrittore sa trasmettere al lettore privilegiato: quello però che sappia volar alto, come la scrittura richiede,  partitura eseguita solo per occhio d' aquila.

Un monstruum insomma, cioè un'opera di assoluta unicità nel panorama della patrie lettere : se non si voglia far testo addirittura dai 'Promessi Sposi' di Alessandro Manzoni, anch' essa una epopea di gente umile e vinta, come i Peruzzi, seppure Lucia e Renzo, più urbanizzati che selvatici, percorrano altre strade di redenzione in terra.
E' tutta una letteratura patria che viene così evocata, una seduta spiritica vera e propria, dal  medium letterario che è il 'djin' di Pennacchi, il genio della lampada.

Da 'Kaputt', e ' La Pelle ' soprattutto, di Curzio Malaparte (anch' essi compilato dalla parte di Noi Perdenti); a 'I Malavoglia' di Verga; al 'Gattopardo' di Tomasi da Lampedusa, di cui è puntuale palinodia  ( la Rivoluzione Pontina è possibile e reale, financo realizzata), fino  a 'Le terre del Sacramento' di Francesco Jovine; e perfino al recente 'I Guardiani delle nuvole' del racconto napoletanissimo, ma rurale anch' esso, di Angelo Cannavacciuolo, tutti adunati nelle pagine colte ed avvincenti del <Canale Mussolini> , il manufatto idrico che dà nome al romanzo: creato con sforzi  e costi enormi, tecnologici e antropici, per raccogliere le acque di impluvio dei monti onde spingerle afforza oltre la depressione quaternaria, nel vasto mare della maga Circe, cancellandone il ristagno palustre che fu da sempre l' habitat della zanzara anòfele e del morbo letale da lei trasmesso a quelle rare popolazioni stanziali, deboli e malaticce da tempi eterni…..

E invece perfusa, nel giro di un decennio, in una rude razza guerriera e vincitrice, della Natura matrigna…..Oltre che Lampedusa, è così sistemato pure il Leopardi, quello de l' 'Infinito' e 'La ginestra'.

Un capolavoro addirittura madornale. Imperdonabile ad Antonio Pennacchi.

 

GIANNI CAROLI

 

 
 
Napolibera.eu - Mercatino di fatti e Idee a cura di Gianni Caroli.

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