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martedì 21 febbraio 2012

I: Eir n.8


----- Messaggio inoltrato -----
Da: "aldo.barbona@alice.it" <aldo.barbona@alice.it>
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Inviato: Martedì 21 Febbraio 2012 11:33
Oggetto: Eir n.8

EIR Executive Intelligence Review
                                                                                                                  anno 21 n. 8 - 23 febbraio 2012
Strategic Alert - Edizione Italiana
Lyndon LaRouche ha ripetutamente ammonito contro il pericolo crescente di guerra nucleare causato dal crollo finanziario ed economico. Il 19 febbraio egli ha dichiarato che ci sono buoni motivi per ritenere che nel mese di marzo convergeranno diversi fattori di pericolo.
Come documentiamo più avanti, i leader militari e dell'intelligence USA hanno intensificato gli sforzi per sollecitare una politica che eviti la guerra contro Siria e Iran. Il capo degli Stati Maggiori Riuniti, gen. Martin Dempsey, ha chiesto moderazione sulle crisi siriana e iraniana in un'intervista alla CNN il 19 febbraio, e ha aggiunto di considerare la svolta strategica USA verso il Pacifico "più come un'opportunità per migliorare i nostri rapporti con la Cina che un pericolo". Dempsey ha detto di essere "personalmente impegnato ad ottenere questo risultato, piuttosto che ingaggiare una corsa al riarmo o qualche tipo di scontro con la Cina".
Tali dichiarazioni sono in forte contrasto con i reiterati discorsi infiammatori del Presidente Obama non solo nei confronti della Cina ma anche rispetto alla Russia, ai cui confini si procede a installare i sistemi di difesa antimissilistica. I leaders russi hanno lanciato forti avvertimenti (vedi sotto).
Benché Obama e l'Impero Britannico continuino a sostenere la politica di guerra, questa "può essere fermata dall'interno degli USA", ha dichiarato LaRouche.
Il capo dello Stato Maggiore della Difesa russo, Nikolai Markarov, ha ammonito contro il pericolo di una guerra nucleare in un'intervista a Ekho Moskvy, una radio moscovita. "Certamente non pianifichiamo di combattere contro tutta la NATO, ma se ci sarà una minaccia all'integrità della Federazione Russa, abbiamo il diritto di usare le armi nucleari, e lo faremo". Markarov ha aggiunto che il deterrente nucleare è la chiave di volta della stabilità strategica del paese.
Descrivendo i piani per modernizzare l'arsenale nucleare, egli ha detto che la Russia si doterà di altri 10 sottomarini nucleari strategici della classe Borey, modernizzerà i bombardieri strategici Tu-160 Blackjack e Tu-95 Bear e armerà nuovi sistemi di missili balistici Yars.
I commenti di Markarov possono essere visti come una reazione ai piani USA per il sistema di difesa antimissile cosiddetto European Phased Adaptive Approach. Una reazione simile si è avuta dal capo del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, in dichiarazioni alla Komsomolskaya Pravda. Se gli Stati Uniti, ha detto, "ignorano le nostre proposte sul sistema di difesa antimissile in Europa, saremo costretti a preparare una risposta asimmetrica. Quel sistema globale è chiaramente mirato alla Russia e alla Cina".
Infatti, un documento di bilancio della U.S. Missile Defense Agency (MDA) rilasciato il 13 febbraio rivela che il sistema punta più alla Russia che l'Iran. Il piano prevede di installare batterie antimissilistiche, versioni terrestri del sistema navale Aegis, sia in Polonia che Romania - quest'ultima appoggiata dalla presenza di un cacciatorpediniere Aegis nel Mar Nero. La batteria rumena dovrebbe entrare in servizio nel 2015, seguita da quella polacca nel 2018. Entrambe dovrebbero essere aggiornate nel 2020 con missili più avanzati.
La prima fase del sistema, che sarà completa quest'anno, prevede il dispiegamento di un vascello Aegis in Europa, come pure l'attivazione di un centro di comando e controllo a Ramstein, in Germania, e di un centro di sorveglianza radar in Turchia che è già operativo. Il MDA procurerà anche un sistema di difesa aerea mobile che può essere dispiegato altrove, e che funziona con sistemi radar come quello ora dispiegato in Turchia.
Durante la sua webcast internazionale dell'11 febbraio, Helga Zepp-LaRouche ha illustrato una prospettiva decisamente ottimistica per la popolazione greca, rispondendo alla domanda di un docente di sociologia in una importante università ellenica che le ha chiesto quali alternative ci siano per la popolazione greca dopo anni di "quasi depressione".
La signora LaRouche ha risposto: "la Grecia non ha altra chance che abbandonare l'Euro e stabilire il controllo sovrano sulla propria valuta e la propria economia". A quel punto, con un nuovo sistema economico, il governo potrà negoziare nuovi trattati internazionali con Germania, Russia, Cina ed altri paesi che hanno interesse ad impedire la catastrofe in Grecia.
"Nessuna delle proposte provenienti dall'UE menziona la creazione di posti di lavoro o di industrie e ovviamente, se si spreme un limone, lo si può spremere fino a un certo punto, poi sarà spremuto! Se non si ricostruisce l'economia, non potrà mai funzionare!"
Quello che è necessario, ha sottolineato la signora LaRouche, "è una prospettiva di sviluppo, possibile solo nel contesto del ponte eurasiatico". Tutta la parte meridionale dell'Europa, parte della Turchia, Grecia, Cipro, Italia, Spagna e Portogallo, devono essere integrati nei corridoi di sviluppo infrastrutturale dell'Eurasia.
"La Grecia dovrebbe scegliere alcune industrie in cui ha l'ambizione di diventare l'avanguardia a livello mondiale ed offrire un incentivo per gli ingegneri disoccupati, che sono il 50%, affinché restino nel paese, creando posti di lavoro in queste industrie e richiamando in patria tutti i cervelli che hanno lasciato la Grecia perché non vedevano più un futuro". Il ponte terrestre eurasiatico, ha proseguita la signora LaRouche, si estende anche all'Africa attraverso l'Egitto e dalla Sicilia, tramite un tunnel sottomarino con la Tunisia, nonché al Marocco tramite lo stretto di Gibilterra. "In questo modo sarà possibile superare il sottosviluppo del Mezzogiorno. La Spagna, a parte la bolla immobiliare, non ha quasi più industria; lo stesso vale per il Portogallo, ma l'Europa meridionale sarà cruciale per un programma d'urto per lo sviluppo dell'Africa!".
Per la signora LaRouche, l'Europa non deve agire come un impero nel difendere la propria posizione. "Non deve usare i droni per tenere alla larga i profughi che scappano dalla fame e dalle epidemie in Africa. Se l'Europa deciderà di essere un'alleanza di repubbliche sovrane, potremmo far nostra la missione di sviluppare il continente africano. Oggi ci sono carestie nel Corno d'Africa, in Africa orientale, ed una nuova crisi minaccia 30 milioni di persone nella parte occidentale!".
In questo contesto la signora LaRouche ha ricordato il famoso Piano Oasi per lo sviluppo dell'Africa proposto da LaRouche nel 1975, l'unico modo per garantire la pace tra Israele e Palestina o per risolvere il problema dell'Afghanistan o del Pakistan "è considerare tutta la regione, dal Nord al Caucuso, fino a Iran, Iraq, gli stati del Golfo, Israele, l'Egitto. Si prende questa regione come un tutto e si procede con un programma di industrializzazione".
La campagna presidenziale di Jacques Cheminade sta trasformando espressioni come "Glass-Steagall" e "credito produttivo" in concetti familiari e ha costretto gli altri candidati a correre alla ricerca di temi per cooptare il fermento. Allo stesso tempo, gli attivisti della sua campagna diffondono centinaia di migliaia di volantini e mobilitano gli elettori.
Mentre i suoi livelli di popolarità registrano i valori più bassi, Nicolas Sarkozy ha ridicolmente sostenuto nel suo primo comizio elettorale di aver personalmente salvato la Francia dalla catastrofe durante la crisi finanziaria. Il socialista Francois Hollande, attualmente in testa ai sondaggi, dopo aver solennemente dichiarato alla fine di gennaio che "il mondo della finanza" è il suo nemico, ha rapidamente fatto retromarcia, dichiarando il 13 febbraio ad un giornalista britannico che la City di Londra non avrà niente da temere dalle sue "riforme".
Cheminade, in un'intervista al popolare programma di Robert Menard su Sud Radio il 17 febbraio, ha potuto spiegare molti aspetti del proprio programma, in particolare quello riguardante la separazione bancaria e il credito pubblico. Gli è stata anche chiesta un'opinione sui tipici "temi singoli" come il diritto di voti agli immigranti, i matrimoni gay, i videogiochi violenti ecc. Si è parlato anche dell'ingiustizia inferta a Cheminade dalla Corte Costituzionale nelle elezioni del 1995, vicenda su cui lo stesso Menard ha espresso un forte sbigottimento.
Dopo l'intervista, Menard ha discusso le proposte di Cheminade con due ospiti: l'economista Jean-Marc Daniel che scrive su Le Monde e Guillame Perrault di Le Figaro. I loro commenti rivelano come il clima politico in Francia sia cambiato.
Daniel ha affermato di conoscere il movimento di LaRouche, a cui si rifà Cheminade, dagli Stati Uniti, che esso ha una visione del mondo ben strutturata e ispirata alla filosofia di Leibniz. Si tratta di un messaggio politico molto originale, ha detto, ma fastidioso perché nessuno capisce se sia di sinistra o di destra.
Perrault ha notato che i media non prendono Cheminade sul serio, ma ciononostante "vale la pena ascoltare quel che dice" perché è un vero pensatore e ha riferimenti culturali ben precisi. Entrambi hanno poi discusso la possibilità di realizzare una riforma alla Glass-Steagall.
In un'intervista al radiogiornale della sera su Europe 1 il 9 febbraio, è stato chiesto a Cheminade quale sia il suo punto di vista sull'istruzione. "Il sistema scolastico francese è improntato a una cultura oligarchica", ha risposto il candidato. "L'obiettivo è un diploma per diventare un mandrino o un capetto. Invece abbiamo bisogno di una cultura della scoperta, un approccio con contenuti più attivi. Abbiamo bisogno di filosofia in tenera età, come pure di astrofisica, preistoria e storia per capire il progresso dell'umanità e dell'universo".
Cheminade è fiducioso che i sindaci che si sono impegnati a firmare per la sua candidatura (cfr. SAS 6/12) terranno fede all'impegno una volta che saranno disponibili i moduli ufficiali (attorno al 25 febbraio), nonostante le enormi pressioni esercitate dall'alto. La prossima scadenza è il 16 marzo, scadenza per la presentazione dei moduli al Consiglio Costituzionale.
La politica europea dettata da Londra che considera il salvataggio delle banche prioritario rispetto alle esigenze e le Costituzioni nazionali ha mietuto un'altra vittima, il Presidente tedesco Christian Wulff. Il 16 febbraio, dopo due mesi di intensa caccia alle streghe da parte dei media che sfornavano uno scandalo dopo l'altro, il Tribunale di Hannover ha annunciato che avrebbe aperto un'inchiesta ufficiale sugli affari finanziari privati di Wulff. Il giorno dopo Wulff ha convocato una conferenza stampa in cui ha spiegato di aver deciso di dimettersi perché la Germania ha bisogno di un Presidente che dedichi tutte le sue energie alle "grandi sfide nazionali ed internazionali", mentre lui dovrà dedicarsi al processo.
A prescindere dai risultati dell'inchiesta che dovrà chiarire se Wulff sia colpevole degli abusi di cui è stato accusato e che giustificherebbero le sue dimissioni, il retroscena di questa caccia alle streghe sono i dubbi sulla costituzionalità dei salvataggi bancari che proprio il presidente dimissionario aveva sollevato. Circolava voce che Wulff non avrebbe firmato la nuova legge sul Meccanismo di Stabilità Europeo (ESM), rinviando o perfino fermando l'intero processo.
Anche se gli interessi bancari e i principali media non hanno sfidato apertamente Wulff su questo tema, essi lo hanno indebolito con accuse sfociate in "scandali" non dimostrati. Helga Zepp-LaRouche ha commentato allo Strategic Alert del 19 febbraio che tutto questo le ricorda la campagna di Mani Pulite di cui ricorre il ventennale, che portò allo smantellamento dei partiti tradizionali con accuse di corruzione. Una volta presa la decisione in qualche salotto, tutti i politici ad alto livello potrebbero essere costretti alle dimissioni con scandali simili, anche in Germania.
Dopo tutto, la strategia della "governance über alles" dell'Unione Europea, che ha già fatto cadere 6 governi su 17 nell'Eurozona (Irlanda, Slovacchia, Spagna, Portogallo, Grecia e Italia) negli ultimi 18 mesi, mettendo al loro posto governi favorevoli ai salvataggi bancari, viene applicata anche in Germania, nel tentativo di soffocare la resistenza che resta al fondo salva-euro ESM, che ha ricevuto il mandato di raccogliere migliaia di miliardi di Euro da regalare alle banche speculative.
Tuttavia, se verrà approvato dal Bundestag, l'ESM dovrà affrontare sicuramente dei ricorsi costituzionali, e finché non ci sarà una sentenza della Corte nessun nuovo Presidente, per quanto favorevole ad esso, lo potrà firmare.
Un nuovo Presidente verrà eletto il 16 marzo dall'Assemblea Federale, e tutti i partiti con l'eccezione della Linke si sono accordati sull'elezione di Joachim Gauck, quindi la sua elezione è assicurata. Anche se Gauck non appartiene ad alcun partito, è il candidato favorito da SPD e Verdi, ed è noto per essersi fermamente opposto alle recenti, e giustificate, proteste contro l'austerità come la manifestazioni del lunedì nel 2004 o il movimento Occupy Wall Street, che ha definito "incredibilmente stupide". Gauck sostiene che senza la "libertà di mercato" non possa esserci alcuna democrazia.
Il fatto che la Cancelliera Merkel sia stata costretta ad accettarlo ha aumentato l'influsso dell'opposizione SPD-Verdi rispetto al governo. Come ha dichiarato a questa agenzia la signora Helga Zepp-LaRouche, questi due partiti sono ancora più favorevoli ad un governo economico europeo ed ai salvataggi bancari dei cristiano democratici.
In ogni caso, la fine di Wulff è solo il preludio della caduta della stessa Merkel.
Il disegno di legge n. 3112 del sen. Oskar Peterlini per la separazione delle banche commerciali dalle banche d'investimento secondo le linee della legge Glass-Steagall, presentato il 25 gennaio, ha ottenuto altri cinque firmatari. Oltre al sen. Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze, ci sono Oreste Tofani, Laura Allegrini, Basilio Giordano e Esteban Juan Caselli, tutti del PdL. Così ora, tra i sedici firmatari sono rappresentate quasi tutte le forze parlamentari.
L'adesione di Baldassarri lascia sperare che la legge approderà in Commissione, anche se, come ha spiegato lo stesso Peterlini in un'intervista radiofonica, tra le numerose proposte di legge presentate in Parlamento, solo quelle al centro del pubblico dibattito approdano in commissione ed eventualmente in aula. Per questo è essenziale mobilitare un sostegno pubblico. Peterlini ha rilasciato queste dichiarazioni in un'intervista a Radio Padania, nel corso di un programma speciale dedicato a Glass-Steagall condotto da Roberto Ortelli e con Liliana Gorini e Andrew Spannaus di Movisol in studio.
Peterlini ha colto l'occasione per offrire un riconoscimento pubblico al movimento di LaRouche per la tenacia nel condurre una campagna mondiale a favore della riforma del sistema finanziario. Il suo appello per un movimento popolare in sostegno della legge è stato accolto da un altro firmatario, il senatore leghista Fabio Rizzi, che è stato intervistato successivamente. Anche l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio è intervenuto nel programma, raccontando che nel corso della recente visita al Parlamento Europeo di Mario Monti, egli ha chiesto al Premier italiano di farsi latore della proposta di separazione bancaria in sede europea approfittando dei suoi collegamenti col mondo finanziario, ma Monti si è rifiutato di rispondere.
Ortelli ha annunciato di voler fare un check-up dello stato del ddl Peterlini ogni settimana, e Gorini ha annunciato che presto un ddl simile potrebbe essere presentato alla Camera.
Il giorno successivo, 17 febbraio, si è tenuto un mini-test di popolarità del tema Glass-Steagall, ad una conferenza pubblica a Besozzo, in cui, oltre al senatore-sindaco Rizzi e al collega Massimo Garavaglia, sono intervenuti i rappresentanti di Movisol Massimo Lodi Rizzini e Andrew Spannaus. Il test è andato bene, dato che il pubblico, numeroso e attento, ha capito che i sacrifici imposti agli italiani servono a salvare le banche e che la legge Glass-Steagall è il grimaldello per far saltare questo circolo vizioso.
I vertici militari USA continuano a ritenere che una guerra con l'Iran sarebbe un disastro e che potrebbe essere evitata con mezzi diplomatici e di altro tipo, come ha indicato James Clapper, direttore della National Intelligence, durante un'audizione alla Commissione Forze Armate del Senato il 16 febbraio.
Clapper ha ripetuto la testimonianza data all'inizio di febbraio secondo cui la valutazione dell'intelligence sul programma nucleare iraniano è che Teheran è propensa a costruire un'arma nucleare, ma non ha ancora deciso in questo senso. "Riteniamo che la decisione verrà presa dal Leader Supremo stesso, e che egli la baserebbe su un'analisi dei costi-benefici, non credo che voglia un'arma nucleare a qualsiasi prezzo", ha aggiunto Clapper.
Quanto alla capacità iraniana di produrre una bomba in un anno o due, ha indicato che sarebbe tecnicamente fattibile, ma molto improbabile. "C'è ogni tipo di combinazione e permutazione che influisce sui tempi nel caso in cui gli iraniani decidano di costruire un'arma nucleare".
Il Gen. Ronald Burgess, direttore della Defense Intelligence Agency, ha dichiarato che l'Iran risponderà se viene attaccato ma che "l'agenzia valuta che sia improbabile che l'Iran inizi un conflitto o lo provochi intenzionalmente".
Ciononostante, permane l'allarme ai vertici militari russi e di altre nazioni. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Russe, Gen. Nikolai Makarov, ha dichiarato ai giornalisti a Mosca il 14 febbraio che un attacco dall'occidente contro l'Iran potrebbe avvenire già quest'estate. Stando a Russia Today, lo Stato Maggiore russo sta monitorando la situazione da vicino e non esclude la possibilità di un attacco coordinato contro l'Iran.
Gli sforzi dei militari americani per evitare la guerra sono utili, soprattutto alla luce del fatto che sono stati fatti progressi nei colloqui tra l'Iran ed il gruppo P5 + 1. Ma il partito della guerra in Israele e negli Stati Uniti resta pienamente mobilitato.
L'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) ha preso la decisione senza precedenti di anticipare la propria conferenza annuale al 5-6 marzo 2012 per lanciare la campagna per la guerra contro l'Iran prima che inizino i negoziati con il gruppo P5 + 1 sul programma nucleare.
A quella conferenza dell'AIPAC parteciperanno 200 membri del Congresso, tra i più feroci promotori di una guerra vera e propria contro l'Iran. Il 16 febbraio è stata presentata al Senato una mozione in cui si afferma che è "interesse vitale" degli Stati Uniti impedire che il governo dell'Iran "acquisisca un potenziale di armi nucleari" ovvero non soltanto di produrre una bomba ma anche di essere in grado di farlo. La mozione è stata firmata da 32 senatori, tra cui Joe Lieberman, Lindsey Graham e John McCain, ma anche alcuni democratici "liberal", ed è sostenuta dall'AIPAC.
Il folle Lieberman dichiara che l'Iran ha "solo due scelte: negoziare pacificamente la fine del suo programma nucleare o aspettarsi un attacco militare che metta fine a quel programma".
Anche se è un bene che i leader militari americani siano contro un attacco contro l'Iran, come alternative alla guerra essi promuovono sanzioni estremamente dure contro tutti i paesi e le società americane e comunitarie che commerciano con l'Iran tramite la Banca Centrale Iraniana. Questo rende molto difficile il commercio internazionale, in quanto sono colpiti dalle sanzioni anche i baratti. Questa politica non punta ad evitare che vengano sviluppate le armi nucleari, ma ad affamare la popolazione iraniana che non reagirà certo mettendosi contro il proprio governo.
Le carenze di cibo e i disagi nelle forniture sono aumentati drammaticamente, con la riduzione delle importazioni di olio di palma, riso e grano. Alcuni esempi:
  • Gli esportatori malesi di olio di palma, usato in Iran per la margarina ed altri prodotti, hanno interrotto le spedizioni all'Iran per il non pagamento delle forniture.
  • Il grano spedito all'Iran dall'Ucraina, che è uno dei principali fornitori, è diminuito del 40% rispetto ai livelli normali in gennaio. Il grano viene utilizzato per i mangimi animali.
  • L'India fornisce il 70% delle importazioni di riso dell'Iran, ma ora queste forniture sono in pericolo perché l'Iran rischia di non poterle pagare.
  • Un commerciante privato iraniano di grano sta cercando di stipulare un accordo per ottenere grosse partite di grano indiano, come ha riferito recentemente il ministro del Commercio indiano Rahul Khullar. Fortunatamente, l'India ha del grano da vendere, ma la questione resta quella dei pagamenti.
  • L'India è il secondo importatore di petrolio grezzo dall'Iran, con pagamenti che arrivano ad 11 miliardi di dollari all'anno, che spesso si trasformano in baratto (cibo dall'India in cambio di petrolio dall'Iran). I due governi hanno concordato un sistema per scavalcare le sanzioni. L'Iran ha cessato l'esportazione di petrolio grezzo ai sei paesi dell'UE, dopo che l'UE ha deciso di bloccare le importazioni il 1 luglio. Cina ed India invece aumenteranno le loro importazioni.
La nostra redazione parteciperà alla conferenza internazionale indetta dallo Schiller Institute a Berlino il 25-26 febbraio, per cui non ci sarà un EIR Strategic Alert la prossima settimana. Il prossimo numero uscirà l'8 marzo e conterrà un resoconto della conferenza.
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