INCREDIBILE. CE LI ABBIAMO SOTTO GLI OCCHI ( la creazione di città, la bonifica, due guerre prima ed un'altra dopo...LA RICOSTRUZIONE MALGRADO LE DISTRUZIONI E LE RAPINE CON LE AMLIRE...) ed il tutto sarebbe avvenuto col DEBITO PUBBLICO stile ATTUALE!!!gv.
----- Messaggio inoltrato -----
Da: Rebecchi Adriano <altofiamma@hotmail.it>
A:
Inviato: Venerdì 20 Aprile 2012 23:28
Oggetto: Fw: Dedicato a quelli che : "Il debito non è nostro e non lo paghiamo"
Da: Rebecchi Adriano <altofiamma@hotmail.it>
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Inviato: Venerdì 20 Aprile 2012 23:28
Oggetto: Fw: Dedicato a quelli che : "Il debito non è nostro e non lo paghiamo"
From: Rebecchi Adriano
Sent: Friday, April 20, 2012 11:18 PM
To: Fiamma Yahoogroups ; Merimar
Subject: Dedicato a quelli che : "Il debito non è nostro e non lo paghiamo"
Dalla seconda parte della rievocazione "Settembre 1939: dalla non belligeranza al conflitto", scritta per L'Ultima Crociata – Organo dell'Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della R.S.I. – da Ernesto Curreli Direttore del Periodico Excalibur di Cagliari, riportiamo le seguenti righe:
....."Questi economisti da sei anni mi dicono che siamo sull'orlo della bancarotta, ma come vedete ce la siamo cavata benissimo", esclamava stizzito il Duce quando gli sottoponevano le cifre dei conti pubblici. Purtroppo avevano ragione gli economisti: da più di un decennio lo Stato spendeva cifre immense nelle opere di bonifica, nella sistemazione forestale del territorio e nella realizzazione di quasi novanta cittadine e centri rurali in Italia e nelle colonie, nelle quali ancora si riconosce l'impronta italiana.
Era noto che l'Italia si trovava in una situazione precaria. La guerra d'Etiopia in quasi due anni aveva prosciugato oltre il 65% del prodotto interno lordo. La guerra di Spagna, a sua volta, aveva assorbito risorse finanziarie e militari notevoli.........
Questa è la realtà sfrondata dalle utopiche teorie geopolitiche, monetarie e complottiste, che oggi vengono diffuse sui nostri forum.
L'Italia fascista poté fare tutte le opere delle quali, giustamente possiamo menare vanto, solo indebitandosi né più e né meno come avviene oggi.
Tanto è vero che nel 1935, per poter fare la campagna per la conquista dell'impero, fu creata la RENDITA ITALIANA IRREDIMIBILE, in pratica i BTP di oggi, indebitandoci sul mercato interno e soprattutto internazionale.
Allo stesso modo fu finanziata la guerra di Spagna e la seconda guerra mondiale.
Certo, se la guerra fosse stata vinta, molte delle nazioni vincitrici sarebbero probabilmente diventate nostre colonie e le cose, anche per il debito pubblico, sarebbero state diverse, ma la guerra è stata persa
Nel dopoguerra col debito è stata finanziata la ricostruzione degli anni 45-60 e l'effimero miracolo economico degli anni '60.
A partire dagli anni '70, l'indebitamento ha continuato a crescere, per il dilagare del clientelismo e delle cattedrali nel deserto necessarie per ottenere voti e vincere le elezioni.
La crescita del debito è stata poi esponenziale a partire dagli anni '90, a causa delle continue crisi della debolissima lira e per la spoliazione dello Stato da parte delle fameliche consorterie democristian-socialiste solo in parte stoppate da Tangentopoli e Mani Pulite, perché poi sperperi, clientelismo e corruzione sono continuati con la cosiddetta seconda repubblica, più corrotta, incapace e famelica della prima.
Quindi il debito pubblico, purtroppo, è nostro, eccome!
E da questo dato di fatto occorre partire, fuori da utopie pseudo-rivoluzionarie senza fondamento e che non portano da nessuna parte.
A meno ché, l'abbiamo detto più volte come paradosso, non si voglia far finta che in questi oltre sessant'anni abbiamo fatto solo una pausa e che ci prepariamo a riprendere la guerra del sangue contro l'oro ma, crediamo, che sarebbero molto pochi quelli pronti a riprendere a combattere veramente.
E allora guardiamo in faccia la realtà e piantiamola di illudere la militanza con fasulle parole d'ordine come "il debito non è nostro e non lo paghiamo", parole d'ordine che, oltretutto, non vanno solo contro la realtà ma anche contro la Storia d'Italia, dell'Italia fascista compresa.
Adriano Rebecchi
Nazionalpopolari del Verbano-Cusio-Ossola





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